Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il piano cashless fa rotta sulle imprese

Meno bonus agli acquirenti, più aiuti a esercenti e professionisti. Sulle politiche di incentivazione ai pagamenti digitali il governo Draghi ha parzialmente corretto la rotta: stop al cashback per il secondo semestre 2021 e nuovi crediti d’imposta per l’uso dei Pos in negozi e studi professionali. Il Dl 99, ora trasformato in un emendamento al decreto Sostegni-bis (da convertire entro il 24 luglio), modifica il piano Italia cashless rilanciato dal precedente esecutivo, ma senza tradirne le finalità. Anzi.

L’analisi costi-benefici

Il meccanismo dei rimborsi di Stato viene sospeso per sei mesi, dal 1° luglio al 31 dicembre 2021. Mentre i premi del supercashback di questo primo semestre – riservati ai 100mila utenti con più pagamenti elettronici – saranno erogati entro il 30 novembre (anziché entro il 30 agosto, come quelli “ordinari” fino a 150 euro per chi ha eseguito almeno 50 transazioni). La sospensione del programma consentirà una “pausa di riflessione”, soprattutto sul rapporto costi-benefici.

A fronte delle ingenti risorse stanziate, pari a 4,75 miliardi (1,37 miliardi circa solo per questo primo semestre 2021, 223 milioni per il periodo natalizio sperimentale di fine 2020), non c’è infatti alcuna «significativa evidenza» – Draghi dixit – su un effetto di spinta ai pagamenti digitali. Quasi 9 milioni di persone hanno aderito al programma, ma meno di 8 milioni hanno eseguito transazioni valide, che sono oltre 750 milioni. Eppure, come ha già sottolineato la Corte dei conti (si veda il Sole 24 Ore di Lunedì 31 maggio), al momento è difficile monitorare i reali effetti economici e tributari. E comunque sarebbe meglio favorire i pagamenti verso gli operatori-medio piccoli, quelli più a rischio evasione.

«Mancano un po’ di elementi che avremo tra qualche mese: in particolare, per capire quanti di questi 8 milioni sono “nuovi” utenti digitali», commenta Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Che spiega: «Quel che è certo è che il 60% delle transazioni registrate è inferiore a 25 euro e il 30% è inferiore a 10 euro; mentre lo scontrino medio digitale del 2020 è stato di 51,7 euro. Anche al netto dei “furbetti” che hanno frazionato gli acquisti, il dato dà l’idea di una certa spinta ai micropagamenti». Questo, però, non cancella le perplessità sull’eccessivo costo del programma. Soprattutto rispetto alle finalità di emersione di ricavi e compensi: senza contare che l’infrastruttura tecnologica che elabora i dati sui pagamenti – il Centro Stella – non può raccogliere per ragioni di privacy informazioni di dettaglio su categorie merceologiche e localizzazione degli esercenti.

Ecco allora il cambio di rotta del governo, che preferisce investire le risorse sul credito d’imposta per l’uso dei Pos. Anche se, secondo un sondaggio della Community Cashless (The European House – Ambrosetti), «sette italiani su dieci – ricorda Arianna Landi, project project coordinator della Community – dichiarano che il cashback ha spinto a un uso più frequente dei mezzi di pagamento elettronici nei primi sei mesi del 2021. Per favorire una reale rivoluzione cashless in Italia e allineare il Paese alla media europea (siamo 24esimi su 27, ndr) occorre agire su un duplice canale: lato consumatori e lato esercenti».

Il contrasto all’evasione

Fermi restando gli altri incentivi all’uso di carte e app – come la lotteria degli scontrini (che premia anche gli esercenti) o la detraibilità al 19% di certe spese tracciabili – vengono quindi potenziati dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022 i tax credit sulle commissioni addebitate per carte e altri strumenti di pagamento: il rimborso fiscale passa dal 30 al 100 per cento. Non solo. Arrivano altri due crediti d’imposta: per l’acquisto, il noleggio o l’utilizzo di Pos collegabili ai registratori telematici (anche qui dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022) o di Pos “smart” nel 2022: strumenti evoluti che consentono direttamente memorizzazione elettronica e trasmissione telematica (si veda l’articolo in basso).

I Pos attivi sono oltre 3,5 milioni. Il nuovo mix di agevolazioni alle imprese – si presume – potrà cancellare le lamentele residue sull’alto costo delle commissioni, che spesso sono l’alibi per il mancato uso degli strumenti. Ma collegandosi anche ai corrispettivi telematici, dovrebbe anche spingere verso una progressiva integrazione tecnologica. Nella speranza che, come riprendendo le analisi della Corte dei conti sul “vecchio” tax credit del 30%, si producano effetti anche tra le «attività economiche di minore dimensione nelle quali si concentra la resistenza all’uso dei mezzi di pagamento elettronici e anche un elevato livello di evasione fiscale».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Carlos Tavares sorprende il mercato e, in un momento non facile per l’auto, migliora in misura si...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nexi e Alpha Services and Holdings, capogruppo della greca Alpha Bank, hanno avviato una partnershi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Senza infamia, ma anche senza lode. Il mondo della banche italiane esce sostanzialmente indenne dai...

Oggi sulla stampa