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Il petrolio vira al ribasso Ora il mercato teme una guerra dei prezzi

I prezzi del petrolio salgono sull’ottovolante. Ieri, dopo aver toccato i massimi degli ultimi sette anni, le quotazioni hanno cambiato direzione. E ora, dopo una corsa al rialzo che dura dall’aprile dell’anno scorso – in piena pandemia – gli investitori ritengono che sia arrivato il momento di una correzione che potrebbe rivelarsi anche molto profonda. Soprattutto se non verrà presto trovato un accordo tra i Paesi che si raccolgono nell’Opec+, il cartello dei maggiori paesi produttori guidato dall’Arabia Saudita e negli ultimi anni allargato anche alla Russia.In assenza di un’intesa, il mercato da un lato ha paura di una guerra dei prezzi al ribasso per conquistare quote di mercato con la conseguenza di vendite massicce sui future del greggio. Ma dall’altro teme che prezzi comunque elevati possano pesare sull’inflazione rallentando la ripresa economica. Per paradosso, tutto questo mentre il prezzo della benzina alla pompa giusto ieri ha toccato 1,634 euro al litro, cioè il livello massimo dal 20 settembre del 2020.La corsa del petrolio, da un anno a questa parte, è trainata al rialzo dall’aumento della domanda, cresciuta con la fine dell’emergenza pandemica e non appena il mercato ha iniziato a scommettere sul successo delle campagne vaccinali. Prima l’Asia e poi le economie occidentali hanno incrementato le richieste di greggio, soprattutto dopo la ripresa degli spostamenti di merci prima e di persone poi, in particolare dei viaggi aerei.Di fronte all’aumento della domanda si è spaccato il fronte dei Paesi dell’Opec+. Convocato a Vienna nei giorni scorsi, il summit avrebbe dovuto decidere di quanto aumentare i volumi da offrire al mercato. Arabia Saudita e Russia si sono trovate d’accordo nell’incrementarli per non più di 400 mila barili al giorno, andando così incontro alla domanda ma cercando al contempo di non far scendere i prezzi, arrivati a un passo dagli 80 dollari. E, nello stesso tempo, proponendo di mantenere la politica dei tagli fino alla fine del 2022.Il progetto è fallito davanti al netto rifiuto degli Emirati Arabi Uniti, produttore emergente grazie agli investimenti miliardari realizzati negli ultimi 3-4 anni: Abu Dhabi chiede di rivedere la propria quota di produzione, in forza della sue maggiori disponibilità, e ha proposto più in generale di aumentare l’offerta sul mercato. Siccome le decisioni dell’Opec+ vanno prese all’unanimità, la trattativa si è conclusa lunedì scorso senza un nulla di fatto. E non è nemmeno stato programmato un nuovo incontro. Sulle prime il mercato ha guardato al breve termine e al fatto che l’offerta non è cambiata, salendo ai massimi da sette anni. Poi, a freddo, ha intravisto la possibilità che ora parta una guerra dei prezzi al ribasso, nel tentativo di conquistare quote di mercato.L’ultima volta che è successo, nello scontro tra Russia e Arabia Saudita – le quotazioni – complice anche la pandemia – sono scese fino a toccare, per un giorno, valori negativi. Quanto ci vorrà prima che il tavolo dell’Opec+ venga riconvocato?

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