Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il petrolio in caduta libera gela ancora le Borse e l’euro

Non si ferma la caduta dei prezzi del petrolio. Il Wti ha rotto il supporto di 48 dollari chiudendo poi a 48,19. Il Brent viene trattato intorno a 51 dollari. Le borse in balia della volatilità falliscono il rimbalzo: Milano chiude a -0,25%, Wall Street perde lo 0,9%. L’euro torna ai livelli dell’esordio del 1999 e lo spread risale a 141 p.b.

Non si arresta la caduta dei prezzi del petrolio, che ieri hanno corretto per l’ennesima volta al ribasso i recentissimi minimi dall’aprile del 2009. Il prezzo del Brent, greggio di riferimento per i mercati europei, dopo il 5% perso lunedì, ieri ha ceduto un altro 3,5% per scivolare durante la seduta sotto quota 51 dollari al barile. Discesa più rapida negli Usa per il Wti, che durate la seduta è sceso ampiamente sotto la soglia dei 48 dollari. Il mercato continua a soffrire la debolezza dei consumi e soprattutto la sensazione che l’offerta (già molto ampia) resterà a livelli elevati per molto tempo. E?le prospettive, almeno per il breve e medio periodo non sembrano positive. Ieri i re saudita, Abdullah ha assicurato che il suo paese affronterà con «fermezza» la sfida dei bassi prezzi del petrolio sostenendo che la fase negativa è connessa all’indebolimento della congiuntura economica internazionale e che Riad ha già affrontato in passato situazioni simili. Intanto ieri il Paese ha ridotti i prezzi ufficiali di vendita ai Paesi europei aggiungendo pressione al mercato. Nei prossimi giorni, secondo analisti Commerzbank, sarà la volta di Iraq, Iran e Kuwait, mentre gli Emirati Arabi lo hanno già fatto.
La situazione, se non si considerano i benefici effetti per importatori e consumatori, sta diventando assai preoccupante per gli Stati produttori e per le tante aziende attive nell’intera filiera del settore. L’opinione comune di molti analisti è che con il barile sotto quota 50 dollari si possa verificare un forte peggioramento dei bilanci delle società e quindi una drastica riduzione degli in vestimenti nell’intero settore. E alla Bernstein Research si ipotizza addirittura l’avvio di una vera e propria «lotta per la sopravvivenza».
Comunque sia il settore è in serie difficoltà. Un rapporto di Moody’s parla chiaro: con prezzi 2015 attorno a 55 dollari le compagnie ridurranno gli investimenti per mantenere livelli accettabili di redditività.
A farne le spese saranno per prime le aziende specializzate nell’E&P, l’esplorazione e la perforazione (calo di fatturato, margini, utili e quindi tagli a spese e investimenti) e a cascata quelle nel trasporto, raffinazione, stoccaggio, distribuzione e così via. Per fare qualche esempio Moody’s ricorda che con un barile a 75 dollari, le aziende Usa attive nell’E&P ridurranno gli investimenti del 20% rispetto al 2014; con prezzi a 60 dollari gli investimenti calerebbero del 30-40%. Insomma tempi magri in tutti i settori, dall’upstream all’downstream. E non si tratta di mere ipotesi. Molte major, da ExxonMobil a Shell a Total, hanno già annunciato riduzioni negli investimenti. E altre seguiranno a breve.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il titolo Stellantis ha debuttato ieri in Borsa a Milano e Parigi, mettendo a segno un rialzo del 7,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la contesa per il successore di Jean Pierre Mustier, costretto dal cda a lasciare Uni...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha ampliato le disuguaglianze economiche tra i cittadini e l’educazione finanziaria è...

Oggi sulla stampa