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Il «peso» dei bolli: tutte le cifre

di Gianfranco Ursino e Paolo Zucca

L'intervento, doppio, sui conti correnti (che è lo strumento di base del rapporto bancario) e sugli investimenti detenuti semplifica le percentuali e appesantisce l'onere complessivo da pagare sulle consistenze di fine anno.
Semplifica perché stabilizza dal 2012 le quote fisse (34,2 euro per il c/c delle persone fisiche e aumenta da 73,8 a 100 euro per le persone giuridiche). Esclusi i depositi sotto i 5mila euro. Semplifica perché passa in percentuale il balzello da pagare sugli investimenti detenuti e appoggiati sul conto titoli (0,1% nel 2012 e 0,15% dal 2013) superando il concetto di scaglioni che era stato utilizzato nella manovra estiva. Per poche migliaia di euro ci si poteva trovare a pagare un onere più che doppio. Ricordiamo che in quella occasione, per il 2011 e per il 2012 erano stati previsti questi scaglioni: deposito titoli di almeno 50mila euro e inferiore a 150mila, imposta di bollo di 70 euro. Per il deposito titoli di almeno 150mila euro e inferiore a 500mila euro, l'imposta di bollo era di 240 euro. Oltre i 500mila, imposta di bollo di 680 euro. Erano previsti altri aumenti nel 2013 (rispettivamente 230 euro, 780euro e 1.100 euro e invariato a 34,2 euro sotto i 50mila di controvalore).
Cosa cambia? Ora – ed è un appesantimento per il risparmiatore, che modifica il confronto – si sono ridotti gli strumenti che sfuggono alla tax-area (solo fondi pensione e sanitari) quindi la base su cui è spalmata la nuova tassazione è aumentata e sale l'introito complessivo per lo Stato. La fascia più penalizzata in estate era quella appena sopra i 150mila euro.
L'incidenza percentuale, era dello 0,16% (rispetto allo 0,14 e 0,13 della fascia precedente e seguente). Il nuovo intervento sul deposito titoli supera il concetto di scaglioni, rende l'esborso direttamente proporzionale al possesso.
Proviamo a ipotizzare quindi una tipologia di titoli, omogenea alla precedente stesura, da 160mila euro. Nella prima versione di luglio l'onere da pagare era di 240 euro.
Ora il prelievo dello 0,1% è di 160 euro che salirà ai 240 solo l'anno prossimo. Un secondo esempio, sempre per il 2012 e sempre ipotizzando una base omogenea, per un privato in possesso di investimenti del valore di 80mila euro. A luglio il costo del bollo sarebbe stato di 70 euro. Ora è di 80 euro destinato a diventare 120 l'anno prossimo. Ricordiamo però che il controvalore su cui si calcola l'imposta non è più l'anacronistico valore nominale ma, in prima battuta il valore di mercato. Anche questo aspetto rende difficile la comparazione. Di sicura la nuova versione appare più lineare. Ci sono altre importanti modifiche da tener conto: in primis la limitazione al solo 2012 del tetto massimo di 1.200 euro annui all'imposta di bollo sui prodotti d'investimento detenuti presso un unico intermediario.
Dal 2013 in poi il tetto massimo viene meno e anche chi possiede cifre superiori a 800mila euro contribuirà a sostenere le casse dello Stato con un'imposta proporzionale dello 0,15 per cento, un'incidenza che con il tetto massimo diminuiva percentuale al crescere delle masse investite.
Il mantenimento della soglia minima di 34,2 euro di bollo comporterà un esborso, in termini percentuali, superiore per chi ha investito dal 2013 meno di 22.800 euro. Va sempre ricordato che i conteggi vanno fatti per le posizioni detenute presso i singoli intermediari.

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