Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il pericolo ha un nome: inflazione

di Stefano Righi

Ripartire, evitando surriscaldamenti inflazionistici. L’Osservatorio Oltre la crisi/La nuova normalità curato da McKinsey e da Corriere Economia segna il punto di svolta. L’economia ha ripreso a correre. Ed è la prima volta che ciò si avverte distintamente dalla nascita dell’Osservatorio, le cui precedenti puntate sono state pubblicate il 19 aprile, 28 giugno e 22 novembre 2010. Per ora, solo brevi scatti, a macchia di leopardo, con alcune zone che si differenziano profondamente da altre, manca ancora il passo del quattrocentista, ma il sentiment è univoco: si avvertono segnali concreti di ripresa. «Dai nostri indicatori internazionali — sottolinea Stefano Proverbio, director della sede milanese di McKinsey che ha curato in prima persona l’Osservatorio — appare sensibile il pericolo di inflazione. Alcuni paesi emergenti sono cresciuti molto grazie anche agli investimenti esteri, e si potrebbero trovare in difficoltà davanti ad aumenti dei tassi che spostino i flussi di capitale in favore dei paesi sviluppati» . Rischi surriscaldamento La naturale risposta all’aumento dell’inflazione è un adeguamento dei tassi, da più parti ormai indicato come prossimo dopo che per anni sono rimasti ai minimi di sempre nell’economia occidentale. In Inghilterra il dibattito è aperto, dopo che la scorsa settimana l’incremento del costo della vita è stato registrato tra il 4 e il 5 per cento, più del doppio rispetto al 2 per cento programmato. Una tendenza che potrebbe portare la Bank of England a intervenire già a maggio, se la corsa non rallenterà. La Germania, di suo, teme costituzionalmente l’aumento dell’inflazione e potrebbe essere favorita da un aumento dei tassi. «Il pericolo riguarda soprattutto alcune giovani economie, penso all’Indonesia ma anche al Brasile e in parte l’Est Europa — dice Proverbio —. Ci sono pochi dubbi circa il fatto che inflazione e tassi risaliranno, resta solo da capirne tempi e quantum . E alcuni investimenti potrebbero essere indirizzati verso il Vecchio continente, dove le aziende con una marcata vocazione all’esportazione stanno peraltro recuperando rapidamente il terreno e tra queste ci sono anche molte italiane. Il nostro export è in ottima salute, così come quello francese e tedesco, anche se è l’Olanda a vedere il maggior incremento delle vendite all’estero dei propri prodotti» . Uguaglianza europea In Italia il problema principale sulla via di un solido recupero economico è ancora una volta il debito pubblico. «Ma in questo caso — evidenzia Proverbio — il tema dell’armonizzazione delle regole, fortemente voluto dalla Germania, che spinge nella direzione di una armonizzazione fiscale tra tutti i paesi dell’Unione con vincoli al deficit pubblico uguali per tutti i partner, può produrre effetti positivi anche per l’Italia. Se verranno forzati i comportamenti dei singoli governi nella medesima, giusta direzione, ci potranno essere benefici diffusi per tutti. Un po’ come avvenne con l’euro quando l’adozione della moneta unica fu più forte del desiderio di inerzia di taluni. Questa volontà comune può rappresentare una spinta forte anche per l’Italia, che altrimenti appare condannata da un debito pubblico più elevato del Pil e un costo del debito pubblico che è più alto della crescita del Pil stesso» . Una situazione tecnicamente insostenibile. Segnali di ripresa A livello di indicatori di sintesi, le tabelle di questa pagina evidenziano come, sebbene ancora lontano dai parametri precedenti alla crisi, molti mercati stiano reagendo positivamente. In modo particolare (vedi tabella di destra, ndr) il contesto macroeconomico appare in netto miglioramento in tutte le aree geografiche esaminate (Italia compresa!), rispetto al trimestre precedente, con l’unica esclusione della Russia. Il mercato del credito e dei capitali è invece diffusamente stabile, mentre migliora in India e in Brasile. Diverso, purtroppo, è il confronto con il periodo precedente la crisi, sintetizzato dalla tabella di sinistra. In questo caso, nell’ipotesi migliore (Brasile, India, in parte la Cina) si è recuperato il livello precedente lo choc . Ma l’Italia ha molta strada da percorrere per ritornare ai livelli di allora. Ci sono segnali di ripresa del mercato creditizio e dei capitali, ma il 2007 era decisamente un’altra cosa.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nel settore degli affitti brevi ha conosciuto un successo travolgente l’utilizzo delle piattaforme...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Tassi a zero, caccia ai dividendi. Dopo le mosse della Bce e della Fed è chiaro a tutti che i tassi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Che cosa faccio se mi trovo per le mani mille o 50 mila euro nell’era dei rendimenti sottozero? Di...

Oggi sulla stampa