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Il Pct vuole sintesi e schemi

Più sintesi e schemi. Il processo civile telematico cambia lo stile degli atti degli avvocati e suggerisce chiarezza e brevità.

I legali devono considerare che non tutti hanno facilità di lettura sul video del computer. Meglio, quindi, agevolare al massimo la lettura del file.

Ad esempio è opportuno suddividere l’atto in paragrafi e capitoli. È quanto consiglia il protocollo del processo telematico stilato dall’Osservatorio della giustizia civile del Tribunale di Firenze (http://www.osservatoriogiustiziacivilefirenze.it/public/OGCALL_163_0_1.pdf).

La suddivisione degli argomenti in paragrafi comporta anche che ci si deve impegnare a inserire titoli dei paragrafi efficaci e tali da dare indicazioni sul contenuto.

Nella prassi, destinata ad andare in soffitta, l’atto dell’avvocato distingueva i seguenti punti: intestazione, parti, fatto, diritto, conclusioni. Questi titoli venivano riportati in maniera standard. Con il processo telematico è opportuno costruire l’albero delle argomentazioni, inserendo titoli di dettaglio.

Ad esempio si può pensare ad una struttura in cui si evidenziano le repliche (punto per punto) alle testi avversarie; gli argomenti a favore (anch’essi suddivisi); le conclusioni (distinguendo quelle istruttorie e quelle di merito), e così via. A questo si può aggiungere che è utile un sommario iniziale, nel quale consentire al giudice di avere subito lo sviluppo dell’atto. Bisogna, tuttavia, ricordare che nel file non devono essere contenuti elementi attivi, e questo dovrebbe precludere la possibilità di inserire collegamenti interni al testo.

Uguale preoccupazione deve essere riservata ai documenti, la cui lettura in video potrebbe non essere semplice. La buona prassi del tribunale fiorentino consiglia, soprattutto per i documento che contengono scritture in caratteri piccoli, di procedere all’ingrandimento della parte che più interessa da depositare in file separato, proprio per una migliore leggibilità

Quindi avremo un documento completo (ad esempio un contratto) e poi anche l’estratto del documento stesso (ad esempio uno o più articoli ingranditi).

Ma il processo civile telematico cambia l’operatività dei magistrati. Si pensi alla verbalizzazione delle udienze.

Nel protocollo fiorentino il giudice si impegna a redigere, quanto più possibile, il verbale di udienza con il computer. Attualmente capita spesso che il verbale venga redatto su foglio cartaceo dagli avvocati, i quali a inizio udienza prendono il fascicolo e stendono il verbale, da sottoporre al giudice. Le cause possono, quindi, essere chiamate tutte insieme a una stessa ora e poi vengono esaminate dal magistrato, man mano che i legali hanno compiuto la verbalizzazione. Se la verbalizzazione deve essere fatta dal magistrato con il suo elaboratore, dovrebbe cambiare anche la gestione dell’udienza: ad esempio sarebbe utile che le singole cause siano chiamate una ad una a orari differenti.

Dal loro canto gli avvocati devono facilitare la verbalizzazione. Nel protocollo del tribunale di Firenze si prevede che in casi di particolare necessità gli avvocati possano presentarsi in udienza con una chiavetta Usb, da cui il giudice estrae il testo da inserire nel verbale.

Si aggiunge, però, che si deve essere sicuri della integrità del dispositivo utilizzato. Particolari accorgimenti riguardano il verbale delle audizioni testimoniali.

Anche qui si privilegia la stesura del verbale informatico. Gli avvocati possono agevolare l’operazione specificando le domande e i testi di riferimenti: il magistrato potrà riportare le domande più speditamente, così da rendere più celere l’udienza.

Per la firma della deposizione il protocollo di Firenze prevede due ipotesi. La prima concerne il teste sia dotato di firma digitale: in tale caso il protocollo prevede che il verbale sia sottoscritto con la firma digitale. A questo caso, piuttosto raro, si aggiunge quello della firma autografa sul verbale della testimonianza stampato dal magistrato. Il protocollo precisa che l’originale è il verbale cartaceo, ma il magistrato depositerà nel fascicolo informatico il file del verbale, così da renderlo disponibile agli avvocati in rete.

Il protocollo fiorentino prevede, però, anche la possibilità di eliminare la stampa del verbale, purché vi sia accordo tra le parti e si dia atto che l’originale del file è solo quello informatico sottoscritto dal giudice (con firma digitale). Quest’impostazione non è accettata in altri protocolli. Ad esempio quello di Milano e quello di Genova, quanto alla sottoscrizione del teste e del Ctu, a differenza di quanto previsto dal protocollo di Firenze, prevedono che la firma del teste e del Ctu possa essere raccolta solo di pugno, e quindi stabiliscono che il verbale d’udienza redatto a computer venga stampato al fine, appunto, di raccogliere la loro sottoscrizione.

In giudizio, poi, le parti devono depositare atti e documenti informatici. Tuttavia, ricorda il protocollo di Firenze, il giudice ha sempre la facoltà di chiedere in udienza o con proprio provvedimento l’esibizione del documento originale o una copia di documento con una scansione più chiara. Così come si prevede che il giudice possa sempre chiedere una copia cartacea di cortesia soprattutto quando si tratta di atti di particolare lunghezza.

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