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Il patto salva Unione tra Mario e François “Ma non mettiamo all’angolo la Cancelliera”

ROMA — È la domenica elettorale in Grecia l’incubo di Monti e Hollande. È su questo che i due leader registrano la loro «fortissima convergenza», entrambi decisi a mantenere Atene nell’euro ad ogni costo. «Ma i greci — si dicono nel colloquio che si svolge interamente in francese — devono aiutarci ad aiutarli». In concreto Monti e Hollande decidono di spendersi come “avvocati” di Atene contro l’arcigna giuria formata dalla Germania e dai suoi alleati del Nord Europa. L’incontro a palazzo Chigi inizia in discesa, gli staff si conoscono da tempo, Hollande rompe il ghiaccio: «Caro Mario, ricordo di aver letto un tuo interessante rapporto sulla crescita di quando eri ancora a Bruxelles». Ma la discussione entra subito nel vivo. Il presidente francese, in particolare, appare molto preoccupato per i messaggi che i tedeschi stanno inviando ai greci. «Dobbiamo evitare certe reazioni intransigenti, bisogna smetterla di dire che, se non rispettano integralmente il memorandum, sono fuori dall’euro. Questo fa solo il gioco dei partiti anti-sistema». Monti è d’accordo: «Se i greci dimostrano ragionevolezza nelle urne, dobbiamo essere pronti a valutare la situazione in modo costruttivo». Tra il presidente francese e quello italiano, come dice Hollande a Monti con un sorriso, «c’è una corrente positiva ». Il leader socialista informa quindi il premier di aver registrato «un’intervista a una televisione greca» proprio per mandare un messaggio esplicito agli elettori. «Se verrà data l’impressione che i partiti greci vogliano allontanarsi dagli impegni assunti — ha in effetti dichiarato ieri mattina a Mega Channel — allora ci saranno paesi che preferiranno farla finita con la presenza della Grecia nella zona euro». Non è un ultimatum, è un consiglio di chi vuole salvare Atene. Anche perché altrimenti tutti i negoziati sulla crescita sarebbero spazzati dalla peggiore crisi mai vissuta dall’euro. «Prima vediamo cosa succede — riflettono Monti e Hollande — poi prendiamo decisioni senza aut-aut. Ora sarebbe prematuro dire che riscriviamo i target però dopo le elezioni valuteremo».
I due leader parlano a lungo anche della Merkel, del modo migliore per affrontare le questioni che stanno a cuore a entrambi. «Dobbiamo stare attenti a non irritarla, non dobbiamo presentarci al prossimo vertice a Roma del 22 giugno mettendola con le spalle al muro», consiglia Monti che ormai ha iniziato a penetrare la psicologia della Cancelliera. «Dobbiamo dimostrarle che vogliamo uscire dal guado insieme a lei e non contro», conviene Hollande.
Eppure Francia e Italia affilano le armi per il negoziato. La convergenza è totale. “Project Bond” in grado di attrarre anche capitali privati per rilanciare la crescita, scomputo dal deficit degli investimenti pubblici produttivi (“Golden Rule”) e un uso migliore dei fondi Ue. Monti riceve il via libera — da sempre Parigi è la capitale più protezionista dell’Unione — a quell’approfondimento del mercato unico essenziale per rilanciare l’economia. Tutti punti, peraltro, presenti nella bozza di conclusioni del decisivo summit europeo del 28 giugno. E Roma e Parigi veglieranno affinché vi restino e perché la loro attuazione sia ambiziosa, visto che dal Nord Europa molti remano contro. Ma c’è dell’altro. Hollande e Monti vogliono che il summit di fine mese lanci una vera e propria road map per dare risposte sistemiche alla crisi dell’euro. L’Unione bancaria proposta da Bruxelles e quella politica della Merkel (maggiori controlli sui bilanci nazionali), ma con gli Eurobond chiesti da Roma e Parigi. Per questo a Palazzo Chigi si decide di creare un “Gruppo per la Stabilità” italo-francese. Che fa il paio con quello messo in piedi con lo staff della Merkel. Un tavolo di lavoro, per noi ci sarà Enzo Moavero, per produrre proposte entro l’autunno. Già, perché a Bruxelles gira l’idea di convocare un summit straordinario tra ottobre e novembre per concretizzare questo lavoro senza aspettare dicembre. Ipotesi che piace a Roma e Parigi. Che porteranno le loro idee. Anche sugli Eurobond: la priorità è di tenerli nel dibattito Ue, in modo da convincere i mercati sulla volontà di farli, e intanto cercare di disegnarli nel modo meno indigesto per la Merkel. Intanto però bisogna tenere d’occhio lo spread: Hollande e Monti concordano che è necessario convincere i tedeschi a smettere di frenare le operazioni della Bce: solo Draghi, in caso di bisogno, potrà intervenire per abbassare gli spread.

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