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Il patto Rcs trova l’accordo sul riassetto ma tra i soci si pensa già alla “fase 2”

Un atto di responsabilità (ricapitalizzare e risanare l’azienda) condizionato a un cambio di status quo (fine dell’editoria dei salotti buoni, ricerca di gestori disposti a rilevare il gruppo o sue parti sostanziali). Sotto questa doppia insegna, che se realizzata rivoluzionerà il gruppo, il patto di Rcs ritrova coesione nell’ultima riunione prima del cda che domenica esaminerà il riassetto dell’editore, compresa ricapitalizzazione da 400 milioni in agenda a giugno.
La riunione degli azionisti che vincolano il 58,13% del capitale, di qualche ora, s’è svolta senza intoppi. Dapprima l’ad Pietro Scott Jovane ha presentato il piano al 2015, che mira a raddoppiare il contributo dei ricavi digitali aumentando la marginalità dal 4% al 10% circa. Poi s’è affrontato il problema dei debiti, 846 milioni che scenderanno a 575, previo rimborso delle banche; aspetto in parte bilanciato, chiedendo ai maggiori creditori (nell’ordine Intesa Sanpaolo, Ubi, Unicredit, Bpm e Bnl) di garantire — pro quota rispetto all’esposizione — l’eventuale inoptato dell’aumento. Le voci su questo passaggio, essendo l’aumento «molto diluitivo» per ammissione della società, hanno rilanciato l’azione in Borsa (+2,41%). Il terzo aspetto affrontato riguarda l’adesione all’aumento dei pattisti: finora avevano mugugnato e molto, ma a quanto s’apprende entro venerdì recapiteranno, quasi tutti, le lettere di preadesione chieste dal presidente di Rcs, Angelo Provasoli.
Solo Merloni e Generali, tra i pattisti, dovrebbero per ora chiamarsi fuori, anche se ai soci minori sarebbe stata lasciata facoltà di decidere prima dell’estate. Si è fatto più possibilista Giampiero Pesenti, che ieri ha detto: «Riunione proficua, sull’aumento vedrò quel che fanno gli altri», e dovrebbe riunire il comitato esecutivo di Italmobiliare a ore per decidere.
Un argomento, soprattutto, avrebbe “compattato” gli scettici: la convinzione, che alligna tra i maggiori soci, che la logica del “salotto buono” editoriale abbia fatto il suo tempo. Fiat e Mediobanca, ma anche Pirelli e Diego Della Valle, si sarebbero convinti che l’attuale assetto va superato, e avrebbero già avviato cauti sondaggi in cerca di nuovi soci «che si facciano carico del gruppo o di parti del gruppo», spiega un pattista. Il riferimento non è ai periodici Rcs (fonte di perdite e in vendita senza costrutto da settimane), ma a tutto il gruppo, o a sue fette ambite come Rcs Libri, l’editoria sportiva, il Corriere della Sera.
Tra i compratori si cita da tempo Axel Springer, colosso tedesco che ieri ha detto: «Non commentiamo speculazioni e rumours».
La situazione non è meno annosa tra le redazioni del gruppo: ieri è emersa una lettera di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere che ha proposto ai giornalisti — per evitare i 110 tagli che il management vorrebbe — un contratto di solidarietà attivo che non pesi sull’Inpgi e trasformi parte dei fondi in prestito infruttifero all’azienda. «Il giornale è al centro della vertenza pur non meritandolo perché è sano e crea cassa. L’equilibrio dei conti è il presupposto della qualità editoriale e dell’indipendenza». Un accordo, per lui, «va trovato, subito. Dobbiamo fare dei sacrifici. Speriamo che anche gli azionisti e le banche li facciano. Sono sicuro che il senso di responsabilità prevarrà». E dal prossimo mese ha proposto di ridursi lo stipendio del 20%.

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