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Il patto occulto Bonomi-Amici per la Bpm

MILANO — «Nagel tornerà da New York mercoledì sera, ci sei giovedì mattina? Vorrei chiudere gli accordi con Annunziata e Nagel giovedì e poi andare in Banca d’Italia che deve dire la sua, sulle nomine e tutto ». È Massimo Ponzellini che parla al telefono con Andrea Bonomi il 10 ottobre 2011, quando mancano 12 giorni all’assemblea che determinerà i destini della Banca popolare di Milano (Bpm). Di fronte, uno contro l’altro, ci sono Matteo Arpe con la sua Sator e Bonomi che attraverso i fondi Investindustrial ha rastrellato in Borsa il 3,5% su invito di Mediobanca, preoccupata di vedere un istituto a lei vicino cadere in mani non amiche. L’incontro organizzato da Ponzellini si farà venerdì 14 alla presenza di Nagel, Annunziata e Chiesa nella sede di Mediobanca. È lì, dunque, che si salda il patto che porterà Bonomi e gli Amici della Bpm alla conquista della banca.
L’inchiesta dei pm milanesi Roberto Pellicano e Mauro Clerici sta dunque portando a galla la verità, quella che la Consob non è riuscita ad appurare in quel frangente ma che era stata evidenziata da diversi organi di stampa. C’era un patto non dichiarato tra gli Amici della Bpm e Bonomi per portare Annunziata alla presidenza del Consiglio di sorveglianza Bpm, mantenere Chiesa alla direzione generale e consentire allo stesso Bonomi di conquistare anche il Consiglio di gestione presentando una propria lista di minoranza. Tale patto non venne mai comunicato e, anzi, venne smentito da Ponzellini in un’intervista dell’11 ottobre. La Consob chiese al board di Bpm se vi fossero collegamenti tra liste per il controllo della banca ma la risposta fu negativa. Ma ora emerge che l’alleanza era a tutto campo. Addirittura il futuro presidente chiede a Chiesa come muoversi sul delicato tema dei gettoni ai consiglieri. «Enzo, per le remunerazioni come ci muoviamo?», domanda Annunziata. E Chiesa risponde: «Credo tu debba parlarne con amici…» .  Tutti questi elementi fanno ritenere alla Guardia di Finanza che «appare verosimile che Chiesa sia l’anello di congiunzione tra Bonomi e Annunziata con il tacito avallo di Ponzellini» e che la banca a questo punto stia per cadere nelle loro mani. «Se non ci saranno interventi a gamba tesa di Banca d’Italia — riferisce Chiesa a Bonomi in una conversazione del 13 ottobre — questa cosa qua finisce anche con un bello scarto, a favore della lista».
Dunque con il patto occulto alla presenza di Mediobanca il cerchio si chiude, senza che le autorità muovano un dito. Poi, una volta in sella, Bonomi e Nagel cominciano a rinnegare l’accordo facendo fuori Chiesa e insediando Piero Montani, il quale inizia una dura battaglia contro gli Amici. Inoltre, con l’arresto di Ponzellini vengono alla luce i finanziamenti facili alle società del gioco Atlantis e Sisal, mentre Bonomi e i suoi fondi sono diventati azionisti dei concorrenti Snai e Cogetech.
Le inchieste della magistratura stanno poi portando alla luce un altro aspetto non secondario della vicenda Bpm. Il piano di Bonomi e Nagel per conquistare la banca passava anche per i soci francesi del Crédit Mutuel, presenti con il 5% nella Banca di Legnano, destinata a fondersi con la Cassa di Risparmio di Alessandria. E per fornire al Mutuel le risorse per seguire l’aumento di capitale da 800 milioni la stessa Bpm comprerà dai francesi la quota nella Legnano per 100 milioni. La prova di tutto ciò è nelle telefonate tra Chiesa e Alfonso Galante di Mediobanca. «È il ricatto del Mutuel, uno per farci la fusione, due per sottoscrivere l’aumento di capitale — dice Chiesa — noi (il Mutuel ndr.) a questo punto capiamo che dobbiamo restare in Bpm, però seguiremo l’aumento di capitale, ma toglieteci Legnano, perché noi di avere Alessandria tra i piedi non siam d’accordo».

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