Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il patto di famiglia blocca il fisco

Stop all’accertamento sintetico Irpef a carico dell’imprenditore. E ciò anche se compra dalla moglie e dal figlio il rimanente 30 per cento delle quote della Srl sborsando, almeno sulla carta, un importo che non è congruo con i redditi che dichiara al fisco. Il punto è che, poco dopo, il contribuente stipula un patto di famiglia con cui cede ai congiunti la nuda proprietà del suo patrimonio (compreso dunque il 100 per cento della società) di cui si riserva l’usufrutto vita natural durante. La prova presuntiva costituita dal collegamento negoziale fra i due atti ben può dimostrare la simulazione dell’acquisto oneroso delle quote: il prezzo, d’altronde, non risulta pagato davanti al notaio laddove le parti al momento della stipula dichiarano che il corrispettivo è stato versato in precedenza. È quanto emerge dall’ordinanza 17796/21, pubblicata il 22 giugno dalla sezione tributaria della Cassazione.

Il ricorso dell’imprenditore è accolto dopo una doppia sconfitta in sede di merito. Sbagliano Ctp e Ctr a ritenere legittimo l’accertamento del fisco che ridetermina i redditi del contribuente ex articolo 38 del dpr 600/73 sul rilievo che il privato avrebbe tirato fuori oltre 552 mila euro per acquisire il 30 per cento delle quote della Srl, poi passata interamente al figlio grazie all’accordo ex art. 768 c.c. L’amministrazione finanziaria punta ad accertare un maggior reddito rispetto alle somme dichiarate dal contribuente sulla base della spesa sostenuta per incrementi patrimoniali. E il privato, che pure non dimostra l’utilizzo di ulteriori redditi per sostenere le spese contestate, è comunque tenuto a produrre documenti dai quali emergano elementi secondo cui ciò sia accaduto o sia potuto accadere oppure che ne denotano l’utilizzo per effettuare le spese contestate e non altre. Insomma: l’interessato deve dimostrare l’entità di tali ulteriori redditi e la durata del relativo possesso, mentre resta irrilevante il loro semplice transito nella sua disponibilità. La normativa, in effetti, ha l’obiettivo di ancorare a fatti oggettivi, da un punto di vista quantitativo e temporale, la disponibilità dei redditi e la conseguente riferibilità a questi ultimi della maggiore capacità contributiva, accertata con metodo sintetico in capo al contribuente; il tutto escludendo invece l’utilizzo di quei redditi per finalità non considerate dall’accertamento, ad esempio per un ulteriore investimento finanziario: in tal caso, infatti, non sarebbero utili a giustificare le spese o il tenore di vita accertati, che dunque dovrebbero essere ascritti a entrate non dichiarate.

Noto e ignoto. Venendo al caso dell’imprenditore che acquista le quote sociali dal figlio, la sottoscrizione di un atto pubblico come la compravendita, in cui il contribuente dichiara di pagare una somma di denaro, ben può costituire un elemento sulla cui base il fisco determina in modo induttivo il reddito posseduto dal privato, applicando le presunzioni semplici che si possono utilizzare nell’accertamento sintetico, risalendo dal fatto noto a quello non conosciuto. E ciò senza che l’amministrazione, esercitando il suo potere, compia alcuna violazione del principio costituzionale di capacità contributiva sancito dall’articolo 53 della Costituzione. Al contribuente, dunque, spetta la prova contraria: può dedurre che i beni e gli importi contestati dal fisco non siano mai davvero entrati nella sua disponibilità, ad esempio perché derivano da un atto simulato, che non ne implica la corrispondente e reale disponibilità economica. Oppure sostenere che il pagamento del prezzo non è avvenuto e quindi l’acquisizione dei beni non denota una reale disponibilità economica che possa essere valutata ai fini fiscali: il contratto stipulato, proprio per la sua natura simulata, ha una causa gratuita al posto di quella onerosa che appare all’esterno. Nessun dubbio, allora, che il prezzo dichiarato nella compravendita costituisca una presunzione semplice che fa scattare l’accertamento sintetico, onerando il contribuente della prova contraria. Ma quest’ultima ben può essere la prova della simulazione relativa, che non punta a ottenere la declaratoria nullità dell’atto ma soltanto a dimostrare l’infondatezza della pretesa fiscale. Ben può trovare ingresso la prova presuntiva che vuol far accertare l’insussistenza del negozio che denota capacità contributiva: non si applicano i limiti ex articolo 1415 Cc. Gli stessi indici presuntivi su cui la prova si basa devono essere valutati in modo globale. Come si deve comportare il giudice di fronte alla prova presuntiva? È tenuto sì a esercitare la sua discrezionalità nell’apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti, ma in modo da rendere comprensibile il criterio logico che pone a fondamento della selezione delle risultanze probatorie e del suo convincimento. E dunque deve selezionare gli elementi dedotti, scartando quelli che risultano di per sé privi di rilevanza e conservando invece quelli che, presi singolarmente, presentano una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria: quelli prescelti devono poi essere sottoposti a una valutazione complessiva in modo da accertarne la concordanza e verificare se la loro combinazione è in grado di rappresentare una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe essere raggiunta considerando singolarmente uno o alcuni di essi.about:blank

Indizi sminuiti. Nel nostro caso è l’interdipendenza funzionale dei due negozi, compravendita delle quote e patto di famiglia, la prova presuntiva della gratuità della prima. Pesano i rapporti di parentela fra i protagonisti degli atti, la contiguità temporale dei negozi e la circostanza secondo cui il figlio prima cede il 30 per cento della società al padre e poi dal genitore ottiene tutta l’azienda con l’accordo ex articolo 768 c.c. Di fronte a due contratti con contenuto differente ma intervenuti fra gli stessi soggetti, l’amministrazione finanziaria contesta l’interdipendenza funzionale fra i due negozi rilevante ai fini fiscali: compete allora al giudice del merito interpretare i contratti e accertare l’eventuale collegamento in funzione degli interessi economici perseguiti in concreto dalle parti. E quindi se si configura una causa unitaria. Il tutto per individuare il regime tributario applicabile. Nella specie, invece, gli elementi indiziari risultano «del tutto sminuiti» dai giudici del merito. Che si concentrano soltanto sulla prova del possesso di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte, senza considerare che a monte risulta dedotta l’insussistenza di investimenti che costituiscono indici di capacità contributiva. Il fatto poi che nell’atto di trasferimento si attesti l’avvenuto pagamento del prezzo delle quote societarie non consente di attribuire portata fidefaciente all’indicazione nel senso che anche il pagamento sia avvenuto davanti al notaio.

Nullità processuale. Trova ingresso un altro motivo di ricorso proposto dal contribuente, che denuncia come la Ctr non abbia preso posizione su di una sua doglianza. Secondo l’imprenditore l’amministrazione finanziaria non ha valutato le perdite che invece avrebbe dovuto esaminare per determinare il reddito imponibile, in modo da stabilire l’importo dell’imposta richiesto nelle due annualità «incriminate». E in effetti i giudici di secondo grado hanno mancato di pronunciarsi sul punto: si configura quindi in proposito la nullità processuale della sentenza d’appello, per motivazione totalmente mancante, che scatta quando non risulta possibile individuare il percorso argomentativo della pronuncia del giudice, funzionale alla comprensione e all’eventuale verifica in sede d’impugnazione.

Altrettanto vale nell’ipotesi della motivazione soltanto apparente, che non è espressione di un autonomo processo di decisione, come nel caso della sentenza d’appello motivata per relationem alla sentenza di primo grado, oppure quando la motivazione non risulta idonea ad assolvere la funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione. La parola passa al giudice del rinvio.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Gaetano Miccichè lascia il consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup. Il presidente della div...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rinvio per tre provvedimenti chiave del governo Draghi per accompagnare l’attuazione del Recovery...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se mai ci fosse stato un dubbio, il Csm ha messo nel mirino tutta la situazione che sta incendiando...

Oggi sulla stampa