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Il patto di Angela e Obama

di Danilo Taino

Ci sono settimane che fanno confusione. Immagini che, messe una vicina all'altra, sembrano inspiegabili. Prendiamo le tre principali viste la settimana scorsa.
La prima, la battaglia dello yogurt in Grecia: centinaia di vaschette gettate addosso ai politici dai manifestanti contro il crollo economico e sociale del Paese. La seconda, gli omaggi riservati a Mario Monti da Barack Obama e da un po' tutto l'establishment americano. La terza, Angela Merkel che — in tutta tranquillità nella sua luminosa cancelleria, ma con grande fanfara mediatica — riceve il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, per parlare di…terre rare. Un filo rosso, in realtà, corre tra queste fotografie.
Sull'Egeo
L'evento meno inatteso è stata la protesta dello yogurt. La Grecia — soprattutto la capitale Atene — è stretta tra una disoccupazione ormai sopra al 20%, le tasse in aumento, i salari in caduta, le pensioni tagliate. Siamo nel quinto anno di recessione — nel 2012 il Prodotto interno lordo scenderà probabilmente di un altro 3% dopo il 6% dell'anno scorso — e non si vede l'uscita dalla crisi, mentre la cosiddetta troika internazionale di salvataggio — Unione europea (Ue), Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale (Fmi) — chiede altre misure di austerità in cambio del secondo pacchetto di aiuti. Che le piazze si riempiano di manifestanti è normale. Il problema dei greci è che la troika sembra essere ogni giorno più dura, con loro.
Succede che, per ora, Ue, Bce e Fmi sono ancora interessate a tenere a galla Atene, a guadagnare se possibile uno-due anni intanto che sistemano i problemi di Portogallo e Spagna e vedono come evolvono le riforme e l'economia in Italia. Poi, però, arriverà il momento in cui la Grecia dovrà cavarsela da sola: se una certa ripresa sarà arrivata, bene, altrimenti tutte le ipotesi sono aperte. Per quanto possa sembrare cinico, questo scenario è confermato dagli avvenimenti più recenti. Già ora, per dire, un fallimento della Grecia e persino una sua uscita dall'Eurozona non avrebbero gli effetti devastanti sul resto delle economie dell'euro che avrebbero avuto l'estate scorsa. In particolare — come ha constatato lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti a Washington — un crollo della Grecia non avrebbe un effetto-contagio devastante sull'Italia. Non solo perché Roma ha iniziato un programma di riforme ma soprattutto perché attorno al governo Monti la comunità internazionale ha deciso di alzare un muro antincendio che finora non si era visto.
Il viaggio
E qui veniamo al viaggio di Monti negli Stati Uniti. Dopo avere incassato apprezzamenti e appoggi da Angela Merkel e da Nicolas Sarkozy in Europa, il presidente del Consiglio italiano ha ricevuto il sostegno senza precedenti della Casa Bianca. A questo punto, il messaggio politico, rivolto soprattutto ai mercati, è evidente: Berlino, Parigi e Washington sono attorno all'Italia e non permetteranno che la crisi europea abbia uno svolgimento drammatico nella Penisola e si trasformi così in un dramma globale. Corollario: la linea invalicabile è stata fissata a Roma, non ad Atene, e ora la Grecia è più sola. Lanci di yogurt nelle piazze ateniesi, pacche sulle spalle italiane alla Casa Bianca.
Mosse tedesche
Cosa c'entrano con tutto ciò le terre rare di Frau Merkel e di Nazarbaev? C'entrano, perché aprono una finestra sul futuro dell'Europa. Tra la fine dell'anno scorso e l'inizio di questo, Frau Merkel ha cambiato marcia. Fondamentalmente, ha accettato — almeno un po' più di prima — l'inevitabile, cioè che la Germania torni a svolgere un ruolo di leadership in Europa: una novità storica non da poco. Nella strategia della cancelliera — che c'è ed è piuttosto forte — questa leadership si sviluppa su due direttrici, solo apparentemente contraddittorie. Da una parte prevede una sempre maggiore integrazione politica come unica soluzione di lungo periodo alla crisi dell'Eurozona, secondo le linee tracciate dal congresso del suo partito, la Cdu, lo scorso novembre: più poteri a Bruxelles, revisione dei trattati e delle costituzioni della Ue e forse elezione popolare di un presidente europeo. Su regole tedesche per quel che riguarda la trasparenza degli Stati, la stabilità finanziaria e la competitività delle economie.
Sull'altro versante, la signora Merkel non ha alcuna intenzione di rallentare la linea presa dalla Germania per ritagliarsi un posto nella globalizzazione. Una marcia che ha portato il Paese a guardare sempre più verso Est, ad aumentare i suoi rapporti economici con l'Europa orientale, ad avere relazioni sempre più strette con la Russia. E ad avvicinarsi ai Paesi emergenti: probabilmente, quest'anno la Cina supererà la Francia per diventare il primo partner commerciale della Germania. In questo quadro, l'accordo con il Kazakistan per garantirsi la fornitura di terre rare — sempre più importanti nelle industrie delle tecnologie avanzate ma molto scarse sui mercati — è un'altra mossa di Berlino per porre nuove basi alla propria industria. In altri termini: sia in Europa che su scala globale Frau Merkel sta accelerando il passo. Chi starà dietro la Germania è benvenuto, chi rallenta è avvertito: una cosa è lo yogurt, un'altra le terre rare.

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