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Il Patent box per direttissima

Possono già inviare il modulo di adesione al Patent box le imprese che ricavano utili dalla cessione dei beni immateriali e quelle che, pur mantenendone la proprietà, concedono in uso i beni immateriali a soggetti terzi. Sono queste le imprese escluse dall’obbligo della procedura di ruling e che possono già candidarsi inviando l’apposita comunicazione all’Agenzia delle entrate visto che il software per la preparazione della comunicazione è ora disponibile, come anticipato su ItaliaOggi di sabato 28 novembre.
La motivazione data dalla normativa è molto semplice: queste imprese possono effettuare il calcolo per l’identificazione del reddito in via autonoma. Dai contratti di cessione di uso, infatti, le imprese possono rilevare ogni anno il ricavo previsto, mentre in caso di cessione il ricavo realizzato una tantum emerge invece dalla fattura di vendita. Nel caso della cessione in uso del bene immateriale, l’impresa deve detrarre i costi previsti e dalla differenza di questo calcolo emergeranno i ricavi sui quali potrà applicare la detassazione, secondo le percentuali stabilite dalla normativa.

Necessario investire in R&S in caso di plusvalenza. Nel caso, invece, della cessione di beni immateriali, sono escluse dal reddito d’impresa le plusvalenze derivanti dalla cessione dei beni stessi. L’operazione sarà ammissibile a condizione che almeno il 90% del corrispettivo derivante dalla cessione dei beni sia reinvestito in R&S, prima della chiusura del secondo periodo d’imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione. In particolare, il re-investimento dovrà essere effettuato in attività di ricerca e sviluppo finalizzate allo sviluppo, mantenimento e accrescimento di altri beni immateriali. L’attività potrà essere svolta direttamente dall’impresa utilizzando risorse interne; oppure potrà arrivare allo stesso risultato economico, stipulando contratti di ricerca con università o enti di ricerca e organismi equiparati oppure mediante contratti di ricerca stipulati con società, anche start-up innovative. Se l’impresa non reinveste il 90% del reddito conseguito nel secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui si verifica la cessione, il reddito dovrà essere aumentato dell’importo della plusvalenza che avrebbe concorso a formare il reddito nel periodo di imposta in cui è stata realizzata.

Attenzione ai rapporti con le imprese collegate. Già in tema di imprese a cui affidare la attività di ricerca esterna, la norma specifica che le imprese a cui viene affidato l’incarico devono essere diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa. Con questo divieto, la posizione dell’impresa è semplice in quanto deve limitarsi a non utilizzare questo tipo di imprese come consulenti. La situazione si complica però nel momento in cui la plusvalenza viene realizzata nell’ambito di operazioni intercorse con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa. È abbastanza facile pensare che, in questo caso, i dubbi dell’Agenzia delle entrate potrebbero dare adito a contenziosi successivi con la stessa Agenzia. Nella stessa situazione si andranno trovare le imprese che cedono il diritto d’uso ad imprese con rapporti societari di collegamento. Per ovviare al possibile contenzioso successivo, la norma permette comunque di attivare la procedura di ruling che, ricordiamo, è preventiva. In questo modo, le imprese si trovano comunque a valutare la posizione prima di procedere all’utilizzo della detassazione. È opportuno attivare questa opzione anche per capire quali valori l’Agenzia delle entrate ritiene congrui e che debbano quindi essere detratti nel caso di cessione del beni o di concessione in uso dello stesso, soprattutto nel caso molto ricorrente che i costi imputabili al bene che viene ceduto provengano da esercizi precedenti.

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