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Il patent box ad ampio raggio è esteso ai marchi commerciali

Il regime di tassazione agevolato previsto dallo strumento «patent box» ha esteso il suo raggio di azione anche ai marchi commerciali e ai disegni e modelli. L’agevolazione spetta anche alle imprese che affidano le attività di ricerca a società esterne. Queste le principali novità previste dal decreto Investment compact approvato nei giorni scorsi da parte del Consiglio dei ministri e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Le novità introdotte.

Rispetto a quanto previsto dalla legge di Stabilità 2015, che ha dato vita allo strumento del patent box, il decreto Investment compact apporta delle modifiche allo scopo di allargare il raggio di azione della misura di sostegno.

Lo strumento originariamente si rivolgeva alle imprese che utilizzavano o cedevano beni immateriali, vale a dire opere dell’ingegno, i brevetti industriali, i marchi d’impresa funzionalmente equivalenti ai brevetti, nonché processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Grazie al nuovo decreto rientrano tutti i marchi, anche quelli commerciali, in quanto viene eliminata la clausola «funzionalmente equivalenti ai brevetti». Inoltre il decreto estende l’applicabilità dell’agevolazione anche ai modelli e disegni. Questo comporta un allargamento dello strumento a favore di molte imprese, con particolare riferimento a quelle del settore moda e casa, più inclini a tutelare le proprie conoscenze tramite marchi commerciali e la registrazione di modelli e disegni. Un’altra importante novità riguarda il fatto che in caso di redditi derivanti da operazioni infragruppo, la procedura di ruling non è più obbligatoria ma facoltativa. L’agevolazione era originariamente subordinata al fatto che l’impresa svolga internamente o tramite contratti di ricerca stipulati con università o enti di ricerca o organismi equiparati, attività di ricerca finalizzate alla produzione dei beni immateriali oggetto di aiuto. Il nuovo decreto allarga le possibilità di rientrare nella misura di sostegno aggiungendo che le attività di ricerca possano essere svolte, non solo tramite Università ed enti di ricerca ma anche tramite società esterne, purché non siano società del gruppo. La quota di reddito agevolabile è determinata dal rapporto tra i costi di attività di ricerca e sviluppo, rilevanti ai fini fiscali, sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale e i costi complessivi, rilevanti ai fini fiscali, sostenuti per produrre tale bene. Secondo quanto previsto dal nuovo decreto ai costi di attività di ricerca e sviluppo possono essere aggiunti i costi sostenuti per l’acquisizione del bene immateriale o per contratti di ricerca, relativi allo stesso bene, stipulati con società del gruppo, fino a un massimo del 30% dell’ammontare dei costi di attività di ricerca svolti dall’azienda stessa o tramite soggetti esterni non facenti parte del gruppo. Quindi se le spese di ricerca relative a società del gruppo fossero superiori al 30%, per l’azienda si assisterebbe a una riduzione della quota di reddito agevolabile. In sostanza, a seguito di tali modifiche, al numeratore del rapporto va inclusa la totalità delle spese di ricerca, rilevanti ai fini fiscali, sostenute in proprio e di quelle commissionate a terzi (università, enti di ricerca e soggetti diversi da quelli del gruppo), per le quali, quindi, vi è un riconoscimento integrale. Tale numeratore è, altresì, incrementato delle eventuali spese, rilevanti ai fini fiscali, sostenute per l’acquisizione dei beni immateriali o per contratti stipulati con società del gruppo fino a un massimo del 30% (delle spese relative a ricerca compiuta in proprio o commissionata a terzi), per le quali, dunque, vi è solo un riconoscimento parziale. Al denominatore del rapporto, invece, va indicata la totalità delle spese sostenute relative allo stesso bene. Ne consegue che il beneficio dell’irrilevanza fiscale sarà pieno nella misura massima prevista dalla norma (50% del reddito) se le spese con riconoscimento parziale sono in misura pari o inferiori al 30% delle altre spese. Qualora, invece, le prime spese dovessero eccedere tale limite, vi sarà una riduzione proporzionale del beneficio via via crescente all’aumentare di dette spese rispetto alle altre.

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