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Il pasticcio della proroga bilanci

Un giallo con un finale ancora da scrivere. La proroga fantasma dei bilanci degli enti locali, annunciata dal governo dopo la Conferenza stato-città dello scorso 5 agosto (si veda ItaliaOggi del 6 agosto) ma mai recepita dal cdm in un atto normativo dopo la pausa estiva, rischia di rimanere tale dopo l’ultimo tentativo andato a vuoto di risolvere il pasticcio in sede parlamentare. La soluzione per uscire dall’impasse sarebbe dovuta passare attraverso un emendamento dei relatori al decreto legge n.111/2021 all’esame della commissione affari sociali della Camera. Ma il parere contrario del Mef ha bloccato tutto. I municipi nel frattempo hanno in gran parte concluso l’iter per approvare i preventivi (all’appello mancano solo i comuni siciliani e qualche comune della Calabria e della Campania). Ragion per cui se davvero l’esecutivo vorrà mantenere fede all’impegno preso in Stato città ad agosto, non resterà che rinnovare il tentativo di un emendamento parlamentare (sempre correndo il rischio di incappare nel vaglio di ammissibilità) o percorrere la strada di un decreto legge ad hoc.

Ma dal prossimo anno bisognerà «voltare pagina e rientrare nella fisiologia del ciclo di approvazione dei bilanci». Questo l’auspicio di Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero dell’Interno con delega agli enti locali, che ancora una volta richiama le autonomie e lo stesso esecutivo a un atto di responsabilità per il prossimo anno: mettere gli enti nelle condizioni di approvare i preventivi in un «tempo ragionevole» che non vada troppo oltre la fisiologica scadenza del 31 dicembre. Perché, ha spiegato il sottosegretario a ItaliaOggi, «un esercizio provvisorio eccessivamente protratto nel tempo, se da un lato, attraverso il meccanismo della spesa in dodicesimi, dà agli enti la sensazione di tenere maggiormente sotto controllo le uscite, dall’altro finisce per ingessare gli investimenti, limitando la capacità progettuale delle amministrazioni».

Domanda. Sottosegretario, ci aiuti a dipanare la trama del giallo bilanci locali e se è possibile a prevedere il finale. Come andrà a finire?https://imasdk.googleapis.com/js/core/bridge3.480.1_en.html#goog_1094830253

Risposta. Sembra incredibile, visto che siamo al 14 settembre, ma una previsione certa non c’è. La soluzione individuata passava dall’approvazione di un emendamento dei relatori al disegno di legge di conversione del decreto legge 111/2021, all’esame della commissione affari sociali di Montecitorio. Ma la proposta di modifica non ha superato il vaglio del Mef, sulla base di una valutazione con la quale io personalmente concordo integralmente.

D. Come mai dopo la decisione di far slittare i bilanci al 15 settembre, presa dalla Stato-città con il benestare della ministra dell’interno Luciana Lamorgese, la proroga è rimasta in stand by?

R. La decisione di far slittare il termine fu presa nell’immediatezza del consiglio dei ministri tenutosi lo stesso giorno. La Stato città si tenne solo poche ore prima del cdm, quando i lavori preparatori di quella seduta del consiglio erano stati già ultimati, e per questo il cdm ha rimandato la decisione alla fine di agosto. Trattandosi di una riapertura dei termini e non di una mera proroga serve una norma di legge.

D. Sembra di capire che la strada scelta dal governo sia quella di preferire una soluzione parlamentare al decreto legge ad hoc. Giusto?

R. La questione non è preferire una soluzione o un’altra. La strada parlamentare è sicuramente quella più corretta in termini di tecnica legislativa.

D. Perché non è stata scelta la strada del decreto legge?

R. Difficile giustificare un decreto legge per il quale sono richiesti dalla Costituzione i requisiti della necessità e dell’urgenza, quando la grande maggioranza dei comuni ha già approvato il bilancio. All’appello mancano solo pochi comuni per i quali appunto attraverso l’emendamento si puntava a concedere una proroga a fine settembre.

D. Insomma, un impasse in piena regola….

R. L’impasse nasce dal fatto che per la prima volta nella storia, dimostrando la massima sensibilità ai problemi rappresentati dai Comuni, si è pensato di concedere una proroga nonostante i termini di legge fossero già abbondantemente scaduti. Indipendentemente da come andrà a finire la vicenda, dall’anno prossimo io credo fortemente che le cose dovranno cambiare.

D. Niente più proroghe?

R. Le eventuali proroghe devono essere ragionevoli: non è più pensabile che si approvino i bilanci con quasi un anno di ritardo, considerando i termini posti dalla legge come regole del tutto irrilevanti. Un esercizio provvisorio eccessivamente protratto nel tempo, se da un lato, attraverso il meccanismo della spesa in dodicesimi, dà agli enti la sensazione di tenere maggiormente sotto controllo le uscite, dall’altro finisce per ingessare gli investimenti, limitando la capacità progettuale delle amministrazioni. E’ la morte della programmazione finanziaria e non possiamo permettercelo in ottica Pnrr.

D. Cosa ne pensa dell’iniziativa autonoma della regione Sicilia che ha annunciato lo slittamento al 30 novembre del termine per l’approvazione dei bilanci?

R. Penso che sulle scadenze contabili ci debba essere, salvo situazioni eccezionali, un’unica disciplina a livello nazionale. Abbiamo grande rispetto delle autonomie speciali che affondano la loro ragion d’essere in motivazioni culturali, storiche, territoriali molto serie e talvolta anche in problemi specifici, ma è vero anche che per quanto riguarda i termini di approvazione dei bilanci, la cosa più giusta sarebbe che tutti i comuni fossero trattati nello stesso modo.

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