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Il passo indietro di Finmeccanica in America

Prime decisioni in arrivo dalla gestione del nuovo amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti, e tutte nel nome di una discontinuità forte con le gestioni precedenti. L’orientamento è mettere sul mercato l’americana Drs technologies, specializzata nell’elettronica per la difesa, testa di ponte del gruppo sul mercato americano, il più rilevante a livello internazionale. La seconda novità, che verrà definita dando indicazioni circostanziate, è di evitare la presenza di ex militari (e magari anche dei loro parenti) ai vertici delle società. Si tratta, in entrambi i casi e sia pure su fronti diversi, di decisioni che per Finmeccanica risultano una vera svolta. 
Fin dall’inizio, del resto, Moretti ha fatto capire al management del gruppo che tira aria di grandi cambiamenti. Significativa, in proposito, è stata la lettera inviata pochi giorni dopo la nomina agli amministratori delegati e ai responsabili delle principali attività con cui ha dato indicazioni precise sui rapporti con i clienti istituzionali, cioè le forze armate. L’invito, ha spiegato con parole cortesi ma dai toni risoluti, è stato di concordare ogni appuntamento con la capogruppo, evitando iniziative autonome. Esattamente il contrario di quanto è accaduto finora, che ha lasciato grande autonomia nei rapporti con quelli che rappresentano i principali clienti.
L’acquisto dell’americana Drs è stato voluto nel 2008 dall’allora numero uno incontrastato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini. Operazione complessa, andata in porto superando difficoltà non banali ma a caro prezzo: 5,2 miliardi di dollari, pari a 3,4 miliardi di euro. Buona parte delle commesse dell’azienda ha come committente il Pentagono che, ovviamente, non gradisce intromissioni d’imprese di altri Paesi. Per questo il sistema americano ha fatto blocco ostacolando, nei fatti, l’integrazione della Drs in Finmeccanica che, alla fine, ha dovuto concedere totale indipendenza alla controllata.
Nonostante ciò, secondo ricostruzioni mai verificate, almeno parte dei guai avuti da Guarguaglini, travolto dalle inchieste giudiziarie, nascono proprio dalla sfida lanciata in terra americana. Da allora, tuttavia, sono passati molti anni e oggi proprio il controllo della Drs viene considerato una buona carta che Finmeccanica poteva giocare al tavolo di eventuali trattative per la grande alleanza tra le principali imprese della difesa europea, spinte verso la concentrazione dal taglio dei budget destinati nei vari Paesi alla difesa. La presenza di un gruppo europeo con una realtà d’impresa significativa negli Stati Uniti, infatti, è piuttosto rara.
Drs ha dato risultati economici poco brillanti ma, grazie alla ristrutturazione effettuata un paio di anni fa, ha conti in ordine.
Il taglio degli occupati, in particolare, è stato significativo, passando da quasi 10 mila a 7 mila dipendenti. Così la redditività è tornata su livelli discreti anche se rimangono i vincoli legati al tipo di attività, cruciale per la difesa americana, che non ha permesso l’integrazione con il gruppo Finmeccanica. Di sicuro, se Moretti confermerà l’orientamento che sta maturando, proprio le caratteristiche della Drs saranno l’ostacolo principale alla vendita. Interessante sarà capire il ruolo che giocherà il presidente di Finmeccanica, Gianni De Gennaro, che negli Stati Uniti ha sponsor di peso.
Polemiche altrettanto certe, infine, seguiranno allo stop in arrivo per gli ex militari. L’intenzione di Moretti è evitare che le aziende Finmeccanica risultino il cimitero degli elefanti dei vertici in pensione delle forze armate ma è facile prevedere che stabilire una regola assoluta non sarà una decisione condivisa da tutti.

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