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Il passo indietro della burocrazia

Primo passo indietro della burocrazia sulla disciplina del Superbonus. Il decreto legge 77 (Semplificazioni) sembra venire concretamente incontro alle esigenze dei proprietari interessati ai lavori di efficientamento energetico con alcune disposizioni che vanno nel senso della riduzione degli adempimenti e dell’aumento della certezza del diritto. Peccato solo che sia mancata, per ora, la proroga dei termini per l’ultimazione dei lavori, assolutamente necessaria per consentire alla maggior parte dei condomini di organizzarsi e alle imprese edili per gestire una mole di lavori che sta crescendo a dismisura, creando problemi anche in termini di aumenti spropositati dei prezzi e di reperibilità di materiali e servizi.

La chiave di volta della semplificazione è l’eliminazione della cosiddetta doppia conformità dell’immobile e la sua sostituzione con la dichiarazione certificata di inizio attività (Cila). Una delle perplessità che ha finora impedito o ritardato, soprattutto nei condomini, la scelta di avviare i lavori di efficientamento energetico era infatti l’obbligo di dichiarare la conformità degli immobili a tutte le norme urbanistiche, cioè l’assenza di qualsiasi irregolarità che, se presente anche in un solo appartamento, avrebbe potuto inficiare la regolarità di tutta l’operazione e quindi anche la spettanza del credito d’imposta per tutti gli altri condomini. Una spada di Damocle difficile da digerire per i proprietari, ma anche per i tecnici che devono fornire le diverse asseverazioni. Ora la presenza di qualsiasi irregolarità non viene sanata, potrà infatti essere sempre rilevata dagli organi competenti, ma non impedisce l’esecuzione dei lavori e il godimento del beneficio fiscale (salvo, ovviamente, quando ci si trovi in presenza di un immobile completamente abusivo). In effetti, visto lo stato reale degli immobili e la complessità della disciplina urbanistica vigente, non deve essere facile trovare un edificio sul quale non si possa sollevare anche il minimo dubbio di irregolarità. E questo avrebbe comportato di fatto l’impossibilità di eseguire i lavori, soprattutto quelli di maggiori dimensioni, facendo quindi cadere nel vuoto una possibilità che, anche in termini di risparmio energetico futuro, quindi di tutela ambientale, è certamente una occasione da non perdere a beneficio di tutta la collettività e delle generazioni future.

Non solo. La norma del decreto legge semplificazioni introduce ulteriori elementi di certezza giuridica quando definisce in modo tassativo le cause di decadenza dal beneficio fiscale, che sono: la mancata presentazione della Cila, gli interventi realizzati in difformità dalla stessa comunicazione di inizio lavori, l’assenza dell’attestazione del titolo abilitativo o dell’epoca di realizzazione dell’edificio e la non corrispondenza al vero delle attestazioni. In questo modo vengono di fatto cancellati i dubbi sulla presenza di altre cause di decadenza. Il dubbio maggiore che ancora rimane, come accennato sopra, è quello relativo al termine di chiusura dei lavori, decisamente impossibile da rispettare per la maggioranza dei proprietari. Il governo non ha voluto prendere una decisione definitiva su questo tema per un problema tecnico di copertura finanziaria, ma in più occasioni ha promesso che una proroga dei termini sarà inserita nella prossima legge di Bilancio. Non resta che fidarsi.

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