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Il Parlamento: l’Imu va restituita

Il governo accelera nel tentativo di approvare già domani il decreto legge che sospende il pagamento della rata di giugno dell’Imu sulla prima casa e rifinanzia con 1,5 miliardi di euro la cassa integrazione in deroga, la rete di sicurezza per i lavoratori delle piccole aziende in crisi. Secondo l’esecutivo la sospensione dell’Imu non richiede alcuna copertura. La riforma, nelle intenzioni, dovrebbe infatti avvenire con saldi invariati, attraverso una rimodulazione degli importi della tassazione. I due temi sono stati affrontati ieri nel lungo incontro che il presidente del consiglio, Enrico Letta, ha avuto con il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.
La volontà di chiudere subito c’è, anche per dare un primo segnale di cambiamento di rotta. Proprio ieri Camera e Senato hanno approvato la risoluzione della maggioranza sul Def, il Documento di economia e finanza, che chiede di voltare pagina «rispetto ad una politica basata esclusivamente sull’austerità» per passare a scelte «volte a creare occupazione». Ma il consiglio dei ministri potrebbe essere tenersi anche la prossima settimana, dopo il ritiro in abbazia della squadra di governo. Perché i ministeri non hanno ancora completato gli staff che devono istruire la pratica dal punto di vista tecnico. E, soprattutto, perché da ieri la larga maggioranza è in agitazione per lo stop sull’elezione del presidente della commissione Giustizia del Senato, una poltrona strategica per la quale il Pdl ha proposto Francesco Nitto Palma senza però trovare l’appoggio del Pd. Se non nei contenuti, almeno nei tempi il decreto su Imu e cassa integrazione potrebbe quindi trasformarsi nel primo braccio di ferro dentro le larghe intese.
La vera partita sull’Imu, però, è un’altra: non la sospensione della rata di giugno ma come cambiare la tassa per il futuro. Sempre ieri, al Senato, il governo ha accolto un ordine del giorno firmato dal leghista Roberto Calderoli che impegna l’esecutivo non solo a congelare il versamento del mese prossimo ma a cancellare subito l’Imu per la prima casa nell’anno in corso e restituire quanto pagato nel 2012. La ricetta Berlusconi, in sostanza. La formula passata ieri al Senato è vaga, perché il governo si impegna ad «avviare le procedure per reperire le risorse necessarie». E l’ordine del giorno è un vincolo non giuridico ma semplicemente politico, che il governo può non rispettare e, anzi, non rispetta quasi mai. Non solo. Se il governo l’ha accolto è stato anche per evitare di mettere ai voti la proposta Calderoli, visto che la conta avrebbe probabilmente spaccato per la prima volta la maggioranza. Ma anche questo è un segnale di come sulla materia il governo voglia intervenire prima possibile. C’è un altro problema, però.
Ieri Letta ha incontrato per la prima volta Giorgio Squinzi. E il presidente di Confindustria si è fatto precedere non solo da parole di stima per il premier ma anche da una richiesta chiarissima: «È assolutamente più importante intervenire sulla tassazione del lavoro che sulla casa». Tutti e due i temi fanno parte dell’agenda del governo ma specie nell’immediato non sarà semplice trovare le risorse necessarie per entrambi i capitoli. Anche perché si avvicinano altri provvedimenti che richiedono una copertura finanziaria. Nell’incontro di ieri Letta e Saccomanni hanno parlato della proroga per gli incentivi all’edilizia, in scadenza a fine giugno (bonus ristrutturazioni e bonus energia), e di nuovi fondi per la ricerca. Mentre stamattina al ministero dell’Economia si farà il punto sugli emendamenti per il decreto legge sui pagamenti dei debiti da parte della pubblica amministrazione. A partire dalla semplificazione delle procedure burocratiche.

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