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Il paracadute di Biasi nelle mani di Unicredit

di Mario Gerevini

MILANO — Il paracadute salva-Biasi si è aperto. Pochi giorni fa le banche hanno firmato l’accordo per il risanamento del gruppo industriale veronese che produce impianti di riscaldamento (caldaie, radiatori, ecc.). Era un passaggio essenziale per evitare il crac. Duecento pagine, allegati compresi, per definire e regolare la strada che da qui al 2014 dovrebbe rilanciare l’azienda della famiglia Biasi, ora in liquidazione, reduce da quattro anni di perdite rilevanti. Paolo Biasi, 72 anni, è l’esponente più in vista della famiglia. Da 18 anni è presidente della Fondazione Cariverona e uno degli uomini più influenti in Unicredit. L’ente, infatti, con il 4,6%è il terzo azionista (primo italiano) della banca. Se Biasi è un socio forte di Unicredit, l’istituto è un creditore molto forte del gruppo Biasi. Ma quanto forte? Non si è mai saputo con precisione. Il dettaglio numerico che mancava si trova in una piccola tabella allegata all’ «Accordo quadro di ristrutturazione del debito» firmato il 26 gennaio: Unicredit è esposta per 69,7 milioni su 91 totali, cioè il 76%. Di fatto il gruppo Biasi è Unicredit-dipendente. Ma quando per due anni di fila (2008-2009) non rispettò uno specifico covenant (rapporto tra indebitamento e patrimonio netto) su un finanziamento da 20 milioni, non successe nulla. Come mai? «Ad avviso degli amministratori— si leggeva nel bilancio 2009, non certificato da Deloitte — l’istituto erogante (Unicredit, ndr) ha già sostanzialmente dimostrato, con fatti concludenti, l’intenzione di soprassedere…» , alla richiesta di rimborso. Soprassedere? Quali «fatti concludenti» ? Un prestito da 21 milioni già erogato da Unicredit e sulla base di un piano di riorganizzazione incompatibile con quel covenant. Poi però la situazione si aggravò ulteriormente finché non si è arrivati al piano di ristrutturazione da poco firmato. Nel frattempo è stata messa in liquidazione la capogruppo Biasi e definita la riorganizzazione societaria e industriale. Liquidatore della holding è stato nominato l’avvocato Eugenio Caponi, ex vicepresidente vicario di Unicredit e della Fondazione Cariverona. La richiesta di omologa dell’accordo con i creditori (tra cui per 2,5 milioni c’è il ministero dell’Economia tramite Invitalia) è stata firmata presso il notaio Maurizio Marino, consigliere di sorveglianza del Banco Popolare. La pratica legale è affidata allo studio Paves-Gitti-Verzoni. Ma chi sono i residui creditori? Il secondo con 9 milioni è la Cassa del Veneto (gruppo Intesa Sanpaolo), il terzo con 6 milioni è il Banco Popolare tramite Efibanca che, suo malgrado, possiede anche il 10,6%della holding Biasi. Proprio pochi giorni fa la Fondazione Cariverona ha rilevato lo 0,5%del Banco, con la sponsorizzazione del sindaco scaligero Flavio Tosi. Era pronta a mettere sul piatto anche 200 milioni per il 5%ma occorreva una scorciatoia normativa che Giulio Tremonti ha stoppato. Dunque l’ente presieduto da Biasi è tra i soci più influenti di Unicredit, principale creditore del gruppo Biasi, e ora anche del Banco Popolare che è il terzo creditore della società di famiglia di cui possiede il 10,6%del capitale. Intanto i fornitori vogliono i soldi. Nelle more del piano il gruppo Biasi ha ottenuto un finanziamento ponte da 5 milioni per pagare lo «scaduto» . Da quale banca? Comincia per «U» .

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