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Il paracadute della moratoria

di Chiara Bussi

Uno scudo per proteggere le Pmi dal rischio di un aumento dei tassi d'interesse. Lo prevede la "nuova moratoria" siglata il 16 febbraio scorso tra banche e imprese. E ne fa uno dei quattro pilastri per traghettare i "piccoli" al di là della crisi in un orizzonte di medio-lungo termine, accanto alla proroga di sei mesi della sospensione dei debiti, all'allungamento delle scadenze di finanziamento e alla spinta al rafforzamento patrimoniale. Uno strumento che si rivela più che mai d'attualità e che, secondo quanto si apprende dall'Abi, ha già visto l'adesione di 130 banche.

Gli istituti, è scritto nell'accordo, possono mettere a disposizione delle Pmi – che ne fanno richiesta e che beneficiano dell'allungamento delle scadenze – strumenti di gestione del rischio di tasso d'interesse particolarmente semplici e di immediata comprensione.

Due le tipologie previste: la conversione del tasso d'interesse da variabile a fisso e la fissazione di un tetto al possibile aumento del tasso d'interesse variabile. L'impresa che sottoscrive il primo contratto può proteggersi dal rischio di dover sostenere oneri per interessi via via crescenti in uno scenario di rialzo di mercato. I flussi a carico dell'impresa vengono stabilizzati e l'azienda, pur a fronte di un finanziamento a tasso variabile, pagherà una rata di ammontare fisso come se avesse concluso, fin dall'origine, un finanziamento a tasso fisso.

La formula del cap consente invece all'impresa di prestabilire il tetto massimo che il tasso d'interesse variabile non potrà superare. L'azienda può così beneficiare di un eventuale ribasso dei tassi di mercato, come in assenza di copertura, ma allo stesso tempo può coprirsi dal rischio di rialzo dei tassi al di sopra di un determinato tetto massimo. Per ottenere questa copertura l'impresa paga un premio, garantendosi una vera e propria assicurazione dal rischio-tassi. «Si tratta di strumenti – sottolineano dall'Abi – con un alto grado di trasparenza e di informazione ampiamente condiviso con le imprese». «Sono misure – dicono da Confindustria – che promuovono un appproccio prudente, consapevole e trasparente da parte delle imprese alle forme di tutela dal rischio presenti sul mercato finanziario».

La palla passa ora nel campo delle banche che, se decideranno di aderire all'accordo, dovranno adeguare la rete alle nuove disposizioni. Per alcuni non si tratta di strumenti inediti, come fanno notare da Cariparma, Banco Popolare e Mps.

«Abbiamo pienamente aderito alle nuove misure – afferma Andrea Mencarini, responsabile marketing e segmenti retail del Banco Popolare –: molto spesso il cliente ci chiede di abbinare a un'operazione di finanziamento a tasso variabile un'opzione di copertura del rischio tasso. Per questo motivo abbiamo messo a disposizione soluzioni di copertura che presentano bassa complessità e che risultano di facile comprensione». Pieno favore anche da parte del gruppo Mps, che già offre prodotti che prevedono uno swap tra tasso fisso e variabile e la fissazione di un tetto. «La proposta di copertura – dice Lucio Zannella, responsabile servizio prodotti corporate – viene preceduta da un'analisi accurata delle caratteristiche tecniche del finanziamento a opera di uno specialista. La soluzione tecnica ideale verrà valutata anche in relazione al profilo dell'azienda».

Al di là dell'impatto delle mosse della Bce sui costi per le imprese, a fare la differenza nel rapporto tra banche e Pmi sarà però sempre il merito di credito. «La nostra griglia di pricing – spiega il direttore Imprese di Cariparma, Vincenzo Aloe – prevede già condizioni differenziate per profilo di rischio dell'azienda e durata del finanziamento. Questa struttura, coerente con i dettami di Basilea, permette di premiare le aziende con una struttura finanziaria più equilibrata e una situazione patrimoniale più solida».

 

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