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Il paladino dei piccoli che media con le banche

La sua vera passione è il lavoro. Gli amici più stretti del presidente designato degli industriali italiani, Vincenzo Boccia, lo descrivono como un uomo casa-azienda-Confindustria. È vero, negli anni passati ha amato la motocicletta e le curve basse sulla Costiera Amalfitana, gli piace la musica classica e, quando può, il successore di Giorgio Squinzi passa del tempo con i suoi amati cani (ne ha avuti sempre di grossa taglia). Ma ormai da anni, da quando ha assunto incarichi di rilievo in Confindustria — prima presidente della Piccola Industria, poi delegato al credito — l’azienda e l’associazione sono le uniche passioni che occupano il suo tempo, sottraendone alla famiglia. Che resta, però, un valore fondamentale nella vita di Boccia: la moglie Gabriella, due figlie studentesse, il fratello Maurizio e, soprattutto, il padre Orazio. Perché la vera storia da raccontare, nella famiglia Boccia, è quella del capostipite. Lo ha fatto, in un libro edito da Laterza («Arti Grafiche Boccia: un’impresa italiana all’avanguardia», pubblicato a novembre 2015 dopo un anno e mezzo a contatto con Orazio, Vincenzo e Maurizio Boccia), Valerio Castronovo, dal 1972 al 2004 professore di Storia contemporanea all’Università di Torino. «Mai avrei pensato che Enzo potesse diventare presidente degli industriali italiani. Perché, se c’è un imprenditore che rappresenta la discontinuità in Confindustria è proprio Enzo».

Al di là, quindi, dei proclami di continuità, il 52enne Boccia rappresenta il nuovo: imprenditore di una piccola impresa (anche se, ormai, nel comparto grafico è almeno tra le medie), innovatore in un settore maturo, meridionale. Nella storia di Confindustria c’è stato solo un altro presidente del Sud: Antonio D’Amato, eletto nel 2000, anch’egli campano ma molto diverso da Boccia, tanto che non lo ha sostenuto nella corsa alla presidenza: rappresentante della grande impresa e napoletano, D’Amato; paladino della piccola industria e della provincia, Boccia. Di quella Salerno che, dopo il presidente di Regione, si è presa un’altra bella soddisfazione nei confronti della capitale del Sud.

Le origini di Orazio, il capostipite, sono umilissime. E questa forse è la sua più grande discontinuità, anche se nella storia dei presidenti di Confindustria non sono mancati figli di artigiani, come Luigi Lucchini. Orazio rimase orfano a 12 anni, quando morì il padre, scaricatore al porto di Salerno. E dopo lo sbarco degli americani, nel ‘44, Orazio si diede da fare anche come lustrascarpe. Lo sciuscià , nella sua disgrazia, ebbe anche un colpo di fortuna: quello di incontrare in orfanotrofio un profugo istriano che gli insegnò le prime nozioni di tipografo. E così, nel ‘50, quando a 18 anni lasciò l’orfanotrofio, Orazio potè dedicarsi alla tipografia in un piccolo laboratorio ricavato in un sottoscala. Ma produrre gli stampati, per un militante comunista, in una regione democristiana come la Campania, non fu facile. Orazio riuscì a stampare qualche giornaletto per il Pci locale, che pagava con difficoltà, e la prima vera commessa arrivò da fuori regione, dalla Toscana.

Evidentemente, guardare oltre i confini del proprio orto, è nel dna della famiglia. Perché il grande merito del presidente designato di Confindustria, Vincenzo Boccia, è stato quello di internazionalizzare l’azienda di famiglia, oltre che di innovarla. Se oggi Arti Grafiche Boccia conta 160 dipendenti (incentivati da un contratto con incrementi salariali legati a quelli di produttività) lo deve anche a un fatturato di oltre 40 milioni di cui un terzo realizzato all’estero, con uffici a Parigi, Beirut, Norimberga e Aarhus. E a un successo legato alla stampa di Repubblica nel Sud Italia per 10 anni (dal 2004) e alle etichette della Ferrarelle e delle figurine Panini, ma anche delle riviste del Nord Europa, prima fra tutte il catalogo della svedese Ikea. Perché la grande intuizione di Boccia, in un settore maturo e spesso in crisi, è stata quella di capire, tra i primi, l’opportunità del web: poter stampare per clienti lontani grazie a un pdf mandato via Internet. L’innovazione, prima di tutto.

Michelangelo Borrillo

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