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Il pagamento «governa» la nuova Iva per cassa

Pronte le regole per l’applicazione della nuova Iva per cassa. Il decreto del ministero dell’Economia attuativo del regime previsto dal Dl 83/2012 è di fatto in via di definizione e sarà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La contabilità di cassa secondo le nuove regole, coerentemente con quanto previsto dalla direttiva 2010/45/Ue (da cui deriva) troverà applicazione con riferimento alle operazioni effettuate (articolo 6 del Dpr 633/72) del 1° gennaio 2013. Da questa data, di conseguenza, è abrogato l’attuale regime di differimento previsto dall’articolo 7 del Dl 185/2008. Rispetto a tale sistema, la normativa in vigore dal prossimo anno – oltre all’innalzamento a due milioni di euro del tetto per la fruizione del differimento – presenta la fondamentale differenza per cui gli operatori per cassa possono beneficiare del rinvio dell’esigibilità dell’Iva al momento dell’incasso a fronte del rinvio della detraibilità dell’imposta su beni ed i servizi acquistati al momento del pagamento dei relativi corrispettivi ai fornitori; oggi, invece, la detrazione è possibile dal momento in cui l’imposta diviene esigibile. D’altro canto, i cessionari o committenti che acquistano beni o servizi da soggetti che applicano la nuova Iva per cassa potranno detrarre l’imposta subita in rivalsa al momento di effettuazione dell’operazione, anche se il corrispettivo non è stato ancora pagato, mentre oggi la detrazione è subordinata al preventivo pagamento del fornitore.
Il decreto formalizza questa impostazione precisando che per il cedente/prestatore l’imposta diviene comunque esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, salvo che il cessionario/committente, prima del decorso di detto termine, sia stato assoggettato a procedure concorsuali o anche esecutive, sicché queste ultime, assenti nel testo del Dl 83/2012, mantengono il “potere” di differire oltre il limite annuale l’esigibilità dell’Iva. Il decreto conferma che il nuovo sistema prende la forma di un vero e proprio regime che si applica a tutte le operazioni attive e passive poste in essere dall’operatore che esercita la relativa opzione – da manifestarsi secondo le modalità disposte da un prossimo provvedimento delle Entrate – con effetti dal 1° gennaio dell’anno in cui si sceglie di accedere al meccanismo in parola. Ne rimangono escluse, dal lato attivo, le operazioni poste in essere da soggetti che si avvalgono di regimi speciali ovvero quelle effettuate con soggetti che agiscono da privati, che applicano il reverse charge e le operazioni ad esigibilità differita con i soggetti di cui all’articolo 6, comma 5 del Dpr 633/72. Dal lato passivo, il diritto alla detrazione non è differito quando gli acquisti sono soggetti a reverse charge, per gli acquisti intracomunitari di beni, per le importazioni e per le estrazioni dal deposito Iva. Regole particolari riguardano gli incassi e i pagamenti cumulativi: l’importo totale va imputato alle fatture nell’ordine in cui sono state, rispettivamente, emesse o ricevute. Il che consente di delineare un sistema in cui la riconciliazione degli incassi/pagamenti va effettuata fattura per fattura con riferimento a ciascun cliente e non per masse. Si esce dall’Iva per cassa se nel corso dell’anno è superato il limite di due milioni di euro di volume d’affari. In tal caso le regole sul differimento non si applicano alle operazioni attive e passive effettuate già a partire dal mese successivo a quello in cui il limite è stato superato. Probabilmente, sarebbe stato più opportuno procrastinare tale termine all’anno successivo visto che la verifica sull’entità del volume d’affari non è sempre agevole.

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