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«Il Paese ha bisogno di una strategia per le riforme» Le stime: Pil in lieve aumento

Per il 2014 la Banca d’Italia si attende una crescita dell’economia dello 0,7% 
«Occorre un progetto, una prospettiva, un disegno organico, una strategia»: per il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, bisogna partire da lì per alzare l’attività produttiva, rilanciare gli investimenti e sostenere la crescita e con essa l’occupazione. Al nuovo esecutivo Visco non vuole dire altro, non è compito del governatore di via Nazionale dare suggerimenti diretti, afferma. E poi quel che doveva dire a Matteo Renzi lo ha detto nell’incontro a Palazzo Koch prima della formazione della nuova compagine governativa. Quanto al neo ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, lui «le cose da fare le conosce già, come ha detto il commissario europeo Olli Rehn», non ha bisogno di alcuna indicazione. E così Visco racconta che al G20, nel corso della discussione dei ministri e dei governatori delle banche centrali sulla crescita e sui possibili rischi di ribasso che permangono, «il documento che girava, di riferimento per il confronto, era il Going to growth dell’Ocse, firmato da Pier Carlo Padoan, ed io nel mio intervento ho sottolineato che si tratta del nuovo ministro dell’Economia italiano».
Il governo guidato da Renzi, aggiunge Visco, che conversa con i giornalisti presenti a Sydney in una pausa dei lavori del G20 finanziario, «avrà le sue priorità e farà le sue scelte». Il governatore della Banca d’Italia «può solo aggiungere: purché tali scelte siano dentro un disegno in modo da vedere la questione nel suo insieme». Per prima cosa comunque «bisogna attuare le riforme iniziate e realizzare le decisioni prese» stando attenti a «fare una comunicazione efficace e complessiva». Certo, aggiunge, nessuno «ha la bacchetta magica» ed è «difficile fare riforme quando c’è la crisi» ma bisogna aver chiaro che «il futuro dipende da quello che facciamo oggi» e che «non ci muoviamo da soli». In ogni caso «bisogna andare dove vanno i paesi migliori» ricordandosi che per farlo occorrono «riforme e responsabilità».
Nel Paese, osserva quindi Visco c’è «una ripresa fragile, lenta anche se è comunque una ripresa». L’aumento del Pil (Prodotto interno lordo) previsto per quest’anno — lo 0,7% per la Banca d’Italia e l’1% per il governo — è però troppo poco per far crescere l’occupazione. Quell’occupazione che peraltro è associata anche a nuove attività produttive e che richiede dunque per essere rilanciata il completamento del processo di ristrutturazione delle imprese. Ed è per questo che sarebbe opportuno «creare un clima più favorevole alle imprese» perché possano ristrutturarsi, trovare strade alternative al finanziamento bancario, investire e creare occupazione.
Visco si sofferma sull’esigenza di consolidare la stabilità finanziaria e sul ruolo dell’Istituto di via Nazionale per assicurarla. «Noi della Banca d’Italia abbiamo delle responsabilità specifiche», afferma, «partecipiamo alla definizione di una politica monetaria più adeguata per garantire la stabilità dei prezzi in tutte e due le direzioni» e curiamo la Vigilanza sul sistema bancario. In questo quadro «in Italia è stato già fatto il rafforzamento» dei patrimoni bancari e ciò non solo in vista degli esami — asset quality review e stress test — della Bce, «ma perché era necessario avere dei bilanci di buona qualità per contrastare i pesanti effetti della doppia recessione che è stata molto forte, con una caduta del Pil attorno al 10%». Per questo «possiamo dire che il sistema ha retto».
Le banche però si lamentano perché la Vigilanza sarebbe troppo severa e perché non si sentono abbastanza difese in Europa. «Sono chiacchiere, i banchieri devono essere solo grati alla Banca d’Italia». E in ogni caso, «gli aumenti di capitale si devono fare», non si scappa. I mercati poi «hanno un’attenzione straordinaria», perché «è vero che le sofferenze ci sono, in qualunque modo vengano valutate». La Banca d’Italia insomma agisce affinché «le banche italiane tornino a dare credito all’economia attraverso gli aumenti di capitale e la pulizia del bilanci» per farle tornare a finanziare la ripresa. Per far questo «è essenziale separare i crediti deteriorati dal resto» . Una bad bank? «Basta anche una divisione interna», risponde Visco spiegando che «l’importante è fare chiarezza» guardando ai mercati ma anche al merito del credito delle banche che devono sapere a chi prestare e a chi no. «Quando dico che in questo campo si potrebbe fare qualcosa di più ambizioso, penso a possibili progetti non per una singola banca ma per gruppi di banche», a soluzioni che non vedano «le banche da sole» ma accompagnate da «un’eventuale assistenza pubblica» sotto forma per esempio di garanzia o altro. «Ma è ancora tutto da studiare».

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