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Il Paese cresce meno, ridotte le stime

di Mario Sensini

ROMA — Il governo continua a lavorare sul piano per stimolare la crescita dell'economia e, al tempo stesso, rafforzare e rendere più credibile la manovra antideficit. Oggi il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, incontrerà di nuovo i rappresentanti della Confindustria, di Rete Imprese Italia, dell'Associazione Bancaria e anche la Banca d'Italia: sul tavolo, oltre ai provvedimenti per la semplificazione burocratica, e quindi l'accelerazione delle grandi opere, rispuntano gli interventi sulle pensioni ed altre misure per combattere l'evasione fiscale.
La crescita dell'economia resta la priorità. Anche perché la crisi internazionale non perde d'intensità, e sui mercati perdura, se non addirittura aumenta, lo scetticismo sulla tenuta dell'euro. Così, prima ancora di definire e mettere in atto il piano per lo sviluppo, il governo sarà costretto a rivedere le previsioni sulla crescita dell'economia. Con la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza che arriverà a giorni al Consiglio dei ministri, forse già questa settimana, la stima di crescita del Pil del 2011, fissata nel luglio scorso all'1,1%, dovrebbe essere ritoccata allo 0,7%. Mentre, per il 2012, la crescita oggi fissata all'1,3% potrebbe essere portata intorno all'1%. La revisione in itinere, di fatto, adegua le stime del governo alle più aggiornate previsioni della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale che il Tesoro, ormai già da qualche anno, utilizza come parametro di riferimento.
La riduzione della crescita di qualche decimale non avrebbe, comunque, un effetto negativo automatico sul livello dell'indebitamento. Il 12 agosto scorso il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, aveva indicato al Parlamento un obiettivo di deficit pubblico del 3,8% quest'anno e dell'1,4% nel 2012, con l'arrivo al pareggio di bilancio nel 2013, e questi numeri saranno con tutta probabilità confermati dall'esecutivo.
Il livello dell'indebitamento previsto ad agosto, se non teneva conto della minor crescita dell'economia, non prendeva in considerazione neanche l'aumento dell'aliquota Iva dal 20 al 21%, che porterà un gettito aggiuntivo di 700 milioni di euro in questo scorcio del 2011 e di 4,3 miliardi nel 2012.
Nello stesso tempo prosegue il confronto sul piano per la crescita. La Confindustria continua a tenere sotto pressione il governo. «Il tempo è scaduto, il Paese ha bisogno di discontinuità e di una forte strategia per la crescita» ha ribadito ieri il presidente, Emma Marcegaglia. Un nuovo aumento dell'Iva sarebbe concepibile solo nell'ambito della futura riforma fiscale «con l'abbassamento delle imposte su imprese e lavoratori», dice la Marcegaglia, senza escludere a priori «una piccola tassa sui patrimoni». E sul tavolo della discussione imbastita al Tesoro c'è anche la mini-patrimoniale: il ripristino dell'Ici sulle prime case, insieme ad un prelievo strutturale sui patrimoni mobiliari, che andrebbero ovviamente denunciati nella dichiarazione dei redditi, con una soglia di esenzione. Qualcosa di molto simile, insomma, al prelievo appena reintrodotto in Spagna.
Gli altri fronti dai quali recuperare risorse restano l'evasione fiscale, con il possibile ulteriore abbassamento della soglia per l'uso del contante (Confindustria ha proposto un tetto di 500 euro), e quello della previdenza. Nel mirino tornano le pensioni di anzianità, questa volta non per fare cassa, ma per finanziare un piano organico di rilancio dell'attività economica. La riduzione dell'Irap sul costo del lavoro, per cominciare, ma anche misure per incentivare l'occupazione e la previdenza per i giovani. L'ostacolo è politico. La Lega finora si è opposta a ogni intervento sulle pensioni, ma il pressing degli industriali e dei mercati è sempre più forte.
Mario SensiniROMA — Il governo continua a lavorare sul piano per stimolare la crescita dell'economia e, al tempo stesso, rafforzare e rendere più credibile la manovra antideficit. Oggi il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, incontrerà di nuovo i rappresentanti della Confindustria, di Rete Imprese Italia, dell'Associazione Bancaria e anche la Banca d'Italia: sul tavolo, oltre ai provvedimenti per la semplificazione burocratica, e quindi l'accelerazione delle grandi opere, rispuntano gli interventi sulle pensioni ed altre misure per combattere l'evasione fiscale.
La crescita dell'economia resta la priorità. Anche perché la crisi internazionale non perde d'intensità, e sui mercati perdura, se non addirittura aumenta, lo scetticismo sulla tenuta dell'euro. Così, prima ancora di definire e mettere in atto il piano per lo sviluppo, il governo sarà costretto a rivedere le previsioni sulla crescita dell'economia. Con la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza che arriverà a giorni al Consiglio dei ministri, forse già questa settimana, la stima di crescita del Pil del 2011, fissata nel luglio scorso all'1,1%, dovrebbe essere ritoccata allo 0,7%. Mentre, per il 2012, la crescita oggi fissata all'1,3% potrebbe essere portata intorno all'1%. La revisione in itinere, di fatto, adegua le stime del governo alle più aggiornate previsioni della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale che il Tesoro, ormai già da qualche anno, utilizza come parametro di riferimento.
La riduzione della crescita di qualche decimale non avrebbe, comunque, un effetto negativo automatico sul livello dell'indebitamento. Il 12 agosto scorso il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, aveva indicato al Parlamento un obiettivo di deficit pubblico del 3,8% quest'anno e dell'1,4% nel 2012, con l'arrivo al pareggio di bilancio nel 2013, e questi numeri saranno con tutta probabilità confermati dall'esecutivo.
Il livello dell'indebitamento previsto ad agosto, se non teneva conto della minor crescita dell'economia, non prendeva in considerazione neanche l'aumento dell'aliquota Iva dal 20 al 21%, che porterà un gettito aggiuntivo di 700 milioni di euro in questo scorcio del 2011 e di 4,3 miliardi nel 2012.
Nello stesso tempo prosegue il confronto sul piano per la crescita. La Confindustria continua a tenere sotto pressione il governo. «Il tempo è scaduto, il Paese ha bisogno di discontinuità e di una forte strategia per la crescita» ha ribadito ieri il presidente, Emma Marcegaglia. Un nuovo aumento dell'Iva sarebbe concepibile solo nell'ambito della futura riforma fiscale «con l'abbassamento delle imposte su imprese e lavoratori», dice la Marcegaglia, senza escludere a priori «una piccola tassa sui patrimoni». E sul tavolo della discussione imbastita al Tesoro c'è anche la mini-patrimoniale: il ripristino dell'Ici sulle prime case, insieme ad un prelievo strutturale sui patrimoni mobiliari, che andrebbero ovviamente denunciati nella dichiarazione dei redditi, con una soglia di esenzione. Qualcosa di molto simile, insomma, al prelievo appena reintrodotto in Spagna.
Gli altri fronti dai quali recuperare risorse restano l'evasione fiscale, con il possibile ulteriore abbassamento della soglia per l'uso del contante (Confindustria ha proposto un tetto di 500 euro), e quello della previdenza. Nel mirino tornano le pensioni di anzianità, questa volta non per fare cassa, ma per finanziare un piano organico di rilancio dell'attività economica. La riduzione dell'Irap sul costo del lavoro, per cominciare, ma anche misure per incentivare l'occupazione e la previdenza per i giovani. L'ostacolo è politico. La Lega finora si è opposta a ogni intervento sulle pensioni, ma il pressing degli industriali e dei mercati è sempre più forte.

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