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Il pacchetto casa sale a 6 miliardi

Un pacchetto casa da 6 miliardi. Oltre al ritorno dell'Ici sulla prima casa, comunque progressiva, e la rivalutazione delle rendite catastali, ci sarà anche una mini-patrimoniale. Il sacrificio sulla casa chiesto ai contribuenti avrebbe comunque un obiettivo dichiarato dallo stesso premier Mario Monti in Parlamento: tassare gli immobili per ridurre il fisco su imprese e lavoratori. Le maggiori entrate, infatti, oltre a contribuire inevitabilmente al rispetto dei saldi di finanza pubblica, dovranno supportare i nuovi sforzi chiesti all'Italia per far fronte alla nuova emergenza "crescita".
L'ipotesi di una revisione delle aliquote Irpef, avanzata da alcune agenzie di stampa, è stata smentita al Sole 24 Ore da Palazzo Chigi. Resta allo studio l'aumento dell'Iva, in tutte le forme con un aumento di un punto percentuale delle due aliquote agevolate (4 e 10%) o, in alternativa, di due punti su quella ordinaria del 21 per cento. Ma resta il fatto che l'Iva rappresenta ancora la principale forma di finanziamento della riforma fiscale e dunque della clausola di salvaguardia del 2012 per il pareggio di bilancio.
L'introduzione di un prelievo sul patrimonio immobiliare che possa superare le resistenze politiche del Pdl passerebbe dunque per una sorta di super-Ici sulle seconde e terze case. In sostanza l'imposta comunale sugli immobili crescerebbe al crescere del valore del patrimonio immobiliare del contribuente, ossia al numero di beni posseduti e al loro classamento.
Il pacchetto casa comunque sia ruoterà soprattutto sul ritorno di una tassazione dell'abitazione principale con il ripristino dell'Ici sulla prima casa. E per assicurare maggiore equità del prelievo – rivisto e corretto prima dal centrosinistra e successivamente abolito nel 2008 dal centrodestra proprio per le sue sperequazioni – l'Ici sull'abitazione principale sarà accompagnata da una serie di detrazioni legate al reddito, alla composizione del nucleo familiare del contribuente o alla presenza di anziani o disabili.
A completare il pacchetto casa è la rivalutazione delle rendite catastali: oggi i valori dei beni immobiliari sono rivalutati ai fini del prelievo fiscale del 5% (fissato nel lontano 1996). L'ipotesi sarebbe quella di elevare questo moltiplicatore al 15% o, a seconda delle esigenze di cassa, anche fino al 20 per cento.
Le maggiori entrate, come detto, andranno a finanziare le leve fiscali spendibili per sostenere le imprese soprattutto con una riduzione dell'Irap che grava sul costo del lavoro, così come su una possibile defiscalizzazione o comunque sia su una riduzione della quota dei contributi non previdenziali che oggi gravano sui lavoratori. A questi incentivi si potranno aggiungere, risorse permettendo, una proroga lunga (si parla almeno di 5 anni), del bonus fiscale del 55% per l'efficienza energetica degli edifici, così come di un premio fiscale alla capitalizzazione nella forma di Aiuto alla crescita economica (Ace).
Il capitolo Irap-costo del lavoro sarebbe quello più atteso e certamente più delicato da gestire, almeno per l'Economia. La cancellazione in toto della componente costo del lavoro dal tributo regionale, spiegano le stesse imprese, richiederebbe costi molto elevati (anche sopra i 15 miliardi). Più facile intervenire subito con la riduzione parziale del costo del lavoro cosi come aumentando le riduzioni del cuneo fiscale. Sul tappeto c'è sempre l'altra strada di elevare la deducibilità (oggi fissata al 10%) dell'Irap ai fini delle imposte dirette Irpef e Ires. Ipotesi questa che potrebbe consentire di evitare pronunce di incostituzionalità dell'indeducibilità dell'Irap sul costo del lavoro.
Risorse permettendo potrebbe arrivare anche un incentivo alla capitalizzazione. L'Ace, previsto espressamente dalla delega fiscale, rientrerebbe infatti tra le misure allo studio sia dell'Economia che dello Sviluppo economico. La strada sarebbe quella di prevedere l'esclusione dalla base imponibile di quanto corrisponde al rendimento figurativo degli apporti di capitale. Il premio alla capitalizzazione favorirebbe le start up o quante vorranno procedere a fusioni e incorporazioni. Il tutto evitando un eccessivo ricorso all'indebitamento.

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