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Il nuovo ruolo di Via Nazionale Mi si è ristretta la Banca d’Italia

Gli ingredienti ci sono tutti per farne un avvenimento di primo piano: una vertenza con più di 360 posti di lavoro a rischio, i sindacati divisi su come procedere, tra quelli che vogliono trattare e quelli che invece vogliono fare resistenza e proclamano scioperi (il secondo è stato proclamato per oggi), un’azienda intenzionata a proseguire nel ridimensionamento in nome dell’efficienza e del risparmio. 
Caso unico
Il particolare unico, che cambia aspetto alla vicenda, è che si sta parlando della Banca d’Italia e della sua organizzazione territoriale, laddove i lavoratori da ricollocare e i sindacati che li difendono, sono considerati dai più, in questi anni di crisi, dei privilegiati anche nell’eventualità di un trasferimento imposto o di una pensione anticipata, comunque sempre incentivati. In questo scenario gli interrogativi più immediati finiscono dunque per riguardare i motivi dell’operazione di restringimento decisa dal governatore Ignazio Visco e dal direttore generale Salvatori Rossi che coordina l’intero piano. Tanto più che la ristrutturazione che dovrebbe portare entro la fine del 2018 alla chiusura di 22 sedi periferiche (19 filiali più tre divisioni specializzate) segue solo di qualche anno quella, gestita da Mario Draghi governatore e Fabrizio Saccomanni, direttore generale, che aveva già ridotto le filiali da 97 a 58. Un dimagrimento assoluto.
Motivazioni
I motivi della riorganizzazione territoriale sono essenzialmente due, dicono a Palazzo Koch. Innanzitutto l’esigenza di prendere atto degli effetti del cambiamento tecnologico sul sistema dei pagamenti, che riguarda peraltro l’intero sistema bancario, e in secondo luogo la profonda revisione dell’attività di vigilanza che da novembre scorso fa capo alla Bce. Restano sul territorio i controlli sulle banche più piccole e la necessità di adeguare le procedure e anche le capacità, pure di conoscenza dell’inglese, per chi si trova comunque a lavorare in stretto contatto con l’amministrazione centrale e con Francoforte. La conseguenza sarà quindi il potenziamento ma solo delle sedi già competenti, con l’ottica di privilegiare quelle dove ci sono più intermediari da vigilare tenendo conto che la Banca d’Italia introdurrà i controlli territoriali sulle finanziarie e che il sistema bancario si è via via concentrato e lo sarà sempre di più, per consentire il rafforzamento patrimoniale delle banche più piccole o più fragili, in particolare nel settore delle Popolari e delle banche cooperative.
I conti in tasca
Non è poi estraneo alla definizione della nuova struttura territoriale il fatto che la Banca d’Italia abbia calcolato che la chiusura delle 33 filiali attuata nel 2009 ha prodotto risparmi strutturali e permanenti pari a circa 80 milioni l’anno e ha nello stesso tempo sperimentato che l’attività della rete sul territorio si è fortemente ridotta. Molte attività, soprattutto quelle di servizi all’utenza, sono diventate marginali: sono passati i tempi in cui gli statali andavano a ritirare lo stipendio allo sportello della Banca d’Italia ed anche le informazioni sulla centrale rischi fra breve correranno su internet.
Ormai più di un terzo dell’attività delle 25 filiali di supporto è rappresentata dall’autoamministrazione, è il dato comunicato ai sindacati. Resta ancora consistente l’attività di gestione del contante e di circolazione monetaria e quella di analisi e ricerca. Nel piano di Banca d’Italia c’è poi presente il riferimento alle mosse delle altre grandi banche centrali dell’eurozona. Tra il 1999 e il 2013 la Bundesbank ha ridotto il numero di punti sul territorio da 154 a 50, la Banque de France da 211 a 127 e il Banco de Espana da 52 a 15.
Specializzazioni
In sostanza alla fine del percorso la rete della banca centrale italiana dovrebbe essere composta dalle 20 filiali insediate nei capoluoghi di regione, dalle 6 filiali specializzate nel trattamento del contante nei confronti di banche e posta (Bergamo, Padova, Piacenza, Arezzo, Roma, Foggia), e da 13 filiali ad ampia operatività: alle 6 attuali (Brescia, Bolzano, Verona, Forlì, Salerno e Catania) si aggiungerebbero la succursale di Roma che gestisce attualmente il servizio di tesoreria dello Stato e 6 filiali di supporto che verrebbero così potenziate (Livorno che avrebbe anche compiti di vigilanza, Pescara, Lecce, Reggio Calabria, Agrigento e Sassari). Rimarrebbero poi in piedi 3 divisioni (Cuneo, Vicenza e Udine) mentre sarebbero depotenziate le divisioni di Pisa, Cosenza e Caltanissetta e chiuse le rimanenti 19 filiali di supporto, di Novara, Como, Sondrio, Varese, Treviso, La Spezia, Reggio Emilia, Grosseto, Siena, Ascoli Piceno, Pesaro Latina, Viterbo, Avellino, Caserta, Taranto, Messina, Ragusa e Trapani.
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