Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il nuovo rito cerca alleanze

Il “rito Fornero” debutta nelle aule di tribunale con più di un’incertezza e con qualche “compromesso”, sul piano organizzativo, tra avvocati e giudici. E si inserisce in un trend di netto aumento delle liti di lavoro, che nel 2011 ha visto impennarsi del 56% il contenzioso nel pubblico impiego rispetto all’anno precedente.
Le cause iscritte in base alle nuove regole sono 300 a Milano, oltre 200 a Roma, 88 a Torino, 59 a Palermo. Numeri ancora contenuti, se si considera che la riforma del lavoro (legge 92/2012) è entrata in vigore il 18 luglio, a ridosso della pausa estiva anche per le udienze, e che il tentativo di conciliazione alla direzione territoriale, obbligatorio per i licenziamenti economici, “ritarda” l’arrivo in aula delle controversie irrisolte.
Una prima difficoltà riguarda il doppio binario che la riforma ha introdotto tra la causa per il licenziamento e tutte le altre domande, anche se collegate allo scioglimento del rapporto di lavoro: dalle rivendicazioni economiche relative al periodo di impiego, al demansionamento, fino al mobbing. Spesso gli avvocati si presentano ancora con un solo ricorso che contiene tutte le domande: in realtà, in questi casi, devono essere iscritte almeno due cause. Una per il licenziamento, che segue il rito “veloce” previsto dalla riforma, e una o più per le altre richieste, veicolate attraverso il percorso ordinario. In questi primi mesi di applicazione della riforma, «i ricorsi sono generalmente accolti – dice Carla Musella, coordinatrice delle sezioni lavoro del Tribunale di Napoli – per evitare duplicazioni e ispirandosi ai principi generali». Ma a regime le altre domande saranno considerate improponibili.
I tribunali dedicano giornate o fasce orarie ad hoc per le liti basate sull’articolo 18, come prevede la legge 92, ma questo fa allungare i tempi per la trattazione delle altre cause. A Palermo, ad esempio, considerate le udienze già cariche di procedimenti, sono state individuate fasce orarie dedicate «che nel primo periodo determineranno lo slittamento delle liti meno urgenti» sottolinea il presidente della sezione lavoro Antonio Ardito. Stessa linea a Roma dove Anna Maria Franchini, coordinatrice delle 4 sezioni del Tribunale, evidenzia che: «L’unica via percorribile per rispettare i termini di legge è fissare udienze miste, visto che il calendario permette di fissare nuove udienze a oltre un anno di tempo».
Contenzioso in crescita
Da Nord a Sud, ad aumentare sono soprattutto le cause in materia di pubblico impiego – +56% nel 2011 sull’anno precendente -, mentre quelle di lavoro privato sono salite del 13 per cento. Una larga parte di questo contenzioso è rappresentata dai ricorsi presentati dai “precari” della Pa, in primis nella scuola, che di fronte a nuovi ostacoli normativi per i rinnovi hanno agito giudizialmente. Un trend ancora più marcato se si considera che in Italia negli ultimi anni sono diminuiti i dipendenti pubblici e quindi il relativo contenzioso fa registrate un incremento ancora più evidente nei dati pro capite.
Ad alimentare i ricorsi, poi – come sottolinea più di un giudice del lavoro -, sono state anche le diverse manovre di finanza pubblica che si sono succedute nel tempo, con effetti rilevanti sulla macchina amministrativa, che hanno creato una stratificazione di norme diverse (ad esempio sui prepensionamenti dei dipendenti pubblici), aumentando moltissimo i margini d’incertezza del diritto. Mentre da un lato, dunque, l’azione legislativa punta a ridurre l’arretrato civile, dall’altro alimenta un contenzioso in cui una delle due parti è proprio l’amministrazione pubblica.
L’obiettivo della rapidità
Per raggiungere la massima rapidità del primo step del processo, diversi tribunali (come Milano e Palermo e Bologna) assegnano allo stesso giudice la trattazione del ricorso sommario e dell’opposizione all’ordinanza, che sono praticamente le due fasi in cui si sdoppia il primo grado. Una decisione che non piace agli avvocati, ma che è giustificata dai presidenti delle sezioni che adottano questa strada come l’unica via per garantire la rapidità della decisione e – spiega il presidente della sezione di Bologna Giovanni Benassi – «anche per evitare di avere due pronunce diverse nello stesso grado di giudizio». A difendere questa scelta è anche il presidente della sezione lavoro del tribunale di Milano, Piero Martello, che spiega: «La fase di opposizione all’ordinanza non è un duplicato del ricorso sommario, i poteri del giudice e il livello di approfondimento della trattazione sono ben diversi».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa