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Il nuovo redditometro vale dal 2009

L’agenzia delle Entrate spiega il nuovo redditometro con la circolare 24/E. L’Agenzia mantiene la posizione – basata sul solo dato letterale della norma – secondo la quale il nuovo redditometro troverebbe applicazione solo dal 2009 (e non anche per il passato). Le Entrate non considerano, però, che la stessa norma parla di “aggiornamento” e di “adeguamento” dell’accertamento sintetico, termini che sembrano in contraddizione con un’applicazione dello strumento soltanto per il futuro. L’amministrazione non tiene conto del fatto che il redditometro appartiene al genere degli accertamenti standardizzati, per i quali vale la regola che la forma più evoluta prevale su quelle precedenti, se più favorevole al contribuente (in questo senso si stanno pronunciando molte commissioni tributarie di merito).

A ogni modo, il documento dell’Agenzia sottolinea che lo strumento del redditometro verrà, per prima cosa, utilizzato per individuare le posizioni a maggiore rischio di evasione. Saranno, quindi, selezionati quei contribuenti che presentano scostamenti significativi tra il reddito dichiarato e la capacità di spesa manifestata. Quest’ultima è rappresentata essenzialmente dalle spese effettive sostenute nonché dalla concreta disponibilità di beni di cui l’amministrazione risulta essere a conoscenza. Nella selezione non verranno considerate le voci di spesa previste dal redditometro per le quali entrano in gioco i valori Istat. Verrà invece tenuto conto del reddito complessivo dichiarato dalla famiglia, in modo da evitare che vengano intraprese attività di controllo nei confronti di coloro le cui spese risultano coerenti a livello di reddito familiare.

Questa prima fase di selezione potrebbe non portare, comunque, ad esperire, da parte dell’Agenzia, l’accertamento sintetico, ma quello analitico, in particolare nei confronti di imprenditori e lavoratori autonomi, se l’amministrazione ritiene che tale ultima metodologia risulti più proficua.

Una volta selezionato il contribuente, quest’ultimo, se l’amministrazione deciderà di “azionare” il sintetico, verrà invitato a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento. In questa fase il contribuente potrà dare tutte le dimostrazioni del caso. Il “confronto” con l’amministrazione si baserà, in primo luogo, sulle spese certe sostenute, per le quali il contribuente, ad esempio, potrà dimostrare l’inesatta informazione in possesso dell’amministrazione. Verrà considerata anche – sempre nella prima fase – la disponibilità di determinati beni, le spese per investimenti sostenuti nell’anno e la quota di risparmio, sempre dell’anno.

Per gli investimenti, la circolare afferma che il contribuente potrà fornire prova della provvista e dell’utilizzo della stessa per effettuare l’investimento. Molte volte però si tratterà di una prova “diabolica” (anche si di prova in senso tecnico non si può parlare) in pagina) in quanto, per talune tipologie di redditi, come quelli d’impresa – che non vengono determinati per cassa e tengono conto di una serie di elementi figurativi – è quasi impossibile dimostrare la formazione della provvista, per usare le parole della circolare.

La circolare spiega che se il contribuente fornisce chiarimenti esaustivi, l’attività di controllo basata sulla ricostruzione sintetica del reddito si verrà ad esaurire. In caso contrario, entrano in gioco le spese medie Istat (per le voci di spesa per cui rilevano) connesse all’ambito territoriale e familiare a cui il contribuente appartiene. Anche in questo caso il contribuente potrà dare conto di una diversa rappresentazione della sua posizione. Se l’ufficio ritiene che le argomentazioni del contribuente non sono esaustive, darà luogo all’accertamento con adesione vero e proprio.

In questa sede il contribuente potrà fornire ulteriori giustificazioni e ulteriore documentazione. Solo se non viene trovato un accordo in sede di accertamento con adesione, l’ufficio emetterà l’atto di accertamento vero e proprio.

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