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Il nuovo redditometro prevale

Possibilità di utilizzo retroattivo dei nuovi indicatori di spesa contenuti nel decreto ministeriale del 24 dicembre 2012. Illegittimità dell’utilizzo a posteriori degli incrementi patrimoniali effettuati dal contribuente in annualità successive al 2008. Dubbi sulla legittimità del provvedimento che ha varato il nuovo paniere di beni e servizi rilevanti ai fini del nuovo redditometro e i cluster rilevanti di famiglie campione.

Prima ancora di debuttare sul campo (a oggi, infatti, non risultano ancora iniziate le attività di accertamento) il nuovo redditometro si affaccia così nelle aule delle commissioni tributarie. E per il fisco sono dolori.

Nella tabella in pagina sono riassunte le ultime sentenze, tutte di primo grado, che pur avendo a oggetto accertamenti sintetici su annualità precedenti al 2009 hanno fatto, più o meno esplicitamente, riferimento alle novità introdotte in materia dall’articolo 22 del dl n. 78/2010.

Si prenda per esempio la sentenza n. 74.02.13 emessa il 18 aprile scorso dalla Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia. Secondo i giudici del capoluogo emiliano, chiamati a decidere le sorti di un accertamento sintetico sull’annualità 2007, «la revisione (più che l’aggiornamento) dell’accertamento sintetico, operata con il dl n.78/2010, non può rappresentare un intervento di natura sostanziale, perché non introduce nuove fattispecie impositive, sicché, per chi condivide l’impostazione, attuata più volte dalla giurisprudenza e dalla prassi dell’Agenzia delle entrate, della distinzione tra norme sostanziali e procedimentali, l’intervento operato con il dl n. 78/2010 va catalogato tra quelli riguardanti norme procedimentali, con la conseguenza che il contribuente può sostenere l’applicazione retroattiva delle nuove disposizioni, se più favorevoli, anche per le annualità precedenti al 2009».

Secondo i giudici emiliani dunque anche per il redditometro valgono gli scenari già sperimentati in materia di studi di settore, dove la Corte di cassazione ha più volte ripetuto come in tema di accertamenti standardizzati le versioni più evolute prevalgono, se più favorevoli al contribuente, su quelle precedenti.

Sulla possibilità di un utilizzo a ritroso dei nuovi indici revisionati si è schierata anche la Commissione tributaria provinciale di Pistoia, con la sentenza n. 100/2/13 del 16 aprile scorso. Secondo i giudici toscani infatti non vi è dubbio che gli interventi normativi in materia di accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche abbiano «innovato il sistema di ricostruzione induttiva» per cui il contribuente può legittimamente richiedere al giudice l’applicazione dei nuovi indicatori anche su annualità precedenti al 2009.

La sentenza della commissione di primo grado di Pistoia prende posizione anche su una questione altrettanto delicata e figlia delle novità normative introdotte all’articolo 38 del dpr 600/1973, ovvero le spese per incrementi patrimoniali.

Nel caso sottoposto all’esame dei giudici toscani infatti nonostante l’accertamento riguardasse l’annualità 2006, il locale ufficio delle entrate aveva ritenuto di dover spalmare su tale anno anche i quinti postumi di incrementi patrimoniali realizzati dal contribuente non nell’anno oggetto di accertamento bensì su annualità future (nel caos di specie il 2009).

Secondo la Commissione tributaria un tale modo di procedere è privo di fondamento. L’anno in cui il contribuente ha incrementato il suo patrimonio non è infatti in contestazione «… per cui la parte non può e non deve difendersi in questa sede». Il secco giudizio espresso nella sentenza in commento su tale modus operandi degli uffici locali delle entrate lascia trasparire non solo una critica espressa all’utilizzo a ritroso degli incrementi patrimoniali, già censurato come vedremo da altre sentenza di merito, bensì sull’impossibilità per il contribuente di difendersi da tali presunzioni.

In effetti il ragionamento dei giudici pistoiesi non fa una piega. È infatti difficile comprendere come potrebbe organizzare la difesa il contribuente al quale nel 2007 vengono contestati acquisti effettuati non in quello stesso anno ma in anni successivi.

Sull’illegittimità dell’uso retroattivo degli incrementi patrimoniali successivi al 2008 si era già espressa la Commissione tributaria provinciale di Novara con la sentenza n. 12/6/12 del 7 febbraio 2012. Secondo i giudici piemontesi infatti tale modo di procedere da parte dell’ufficio delle entrate deve ritenersi «illogico oltre che contrario all’articolo 38 del dpr 600/1973». Il quinto comma di tale disposizione, si legge nella sentenza in commento, si riferisce solo agli incrementi patrimoniali relativi all’anno di accertamento i quali, per così dire, si «spalmano» anche sui cinque anni precedenti, non già ad incrementi patrimoniali futuri, i quali possono ben trovare una differente giustificazione che emergerà se e quando l’Ufficio provvederà ad accertare anche tali anni. Tempi duri dunque per il redditometro presso le commissioni tributarie. Paradossalmente il nuovo e più evoluto strumenti di accertamento sintetico del reddito si sta rivelando una sorta di boomerang per il fisco. Nonostante l’Agenzia delle entrate abbia a più riprese negato la possibilità di un utilizzo retroattivo dello strumento quando più favorevole al contribuente, le corti di merito sembrano proprio orientate a pensarla in maniera esattamente opposta.

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