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Il nuovo presidente Mps a settembre in pista anche Modiano

L’aumento Mps, dopo un paio di sedute della follia tipica delle operazioni iperdiluitive, procede senza apparenti intoppi (-1,9% ieri). Banchieri d’affari e insider vedono un certo interesse degli investitori. La buona fase dei titoli finanziari italiani fa il resto, e il 12 giugno all’esercizio dei diritti non dovrebbero esserci sorprese. Così a Siena si inizia a pensare al prossimo ostacolo di un cammino sempre irto. Da qui a settembre bisogna ottemperare alle richieste della Bce e trovare un sostituto all’altezza di Alessandro Profumo, presidente intenzionato a lasciare anzitempo: a un suo contatto ha detto che uscirà dopo il cda sui conti semestrali, in agenda il 6 agosto. In ordine cronologico, le prime scadenze sono sul fronte legal- giudiziario. È noto che l’Eurotower, autorizzando la ricapitalizzazione da 3 miliardi, ha chiarito che non sarà sufficiente per mettere in sicurezza la banca: e che entro il 26 luglio (termine per rimediare alla carenze emerse durante i test di vigilanza 2014) Mps dovrà chiudere la posizione con Nomura sul derivato Alexandria, e fornire prime indicazioni sul percorso di aggregazione con un’altra banca. Anche le istituzioni nazionali — Banca d’Italia e Tesoro in testa — stanno pressando i senesi sui due fronti, nella consapevolezza che la già ardua ricerca di un partner sarebbe praticamente impossibile senza prima recidere il nodo del derivato creditizio che espone Mps per circa 3 miliardi con Nomura — oltre i limiti di vigilanza per una singola controparte — e pone la sua rischiosità operativa (misurata dal Var) sopra a grandi hedge fund e banche d’affari. Per questo le due parti condividono la volontà di chiudere la posizione, e i consulenti legali e tecnici preparano le carte: «I numeri li conosciamo tutti, e collimano alla virgola — spiega uno di loro — si tratterà solo di accordarsi sul delta». Il “delta” sarebbe lo sconto che la banca giapponese vorrà riconoscere a Mps, incassando meno del valore di mercato degli strumenti contrattualizzati. Valore che si aggira sopra gli 800 milioni, ma i senesi, anche per ragioni di responsabilità degli amministratori, non sono intenzionati a chiudere sotto uno sconto del 45%, lo stesso che Deutsche Bank riconobbe a Mps nel 2013 per transare sul simile derivato Santorini (forse, meno opaco).

Una volta chiusa la brutta pagina di Alexandria — risvolti giudiziari penali a parte — ci sarebbe da trovare un partner al Monte. Ma la ricerca non sembra poter dare frutti a breve termine: anche perché dopo l’aumento Mps varrà quasi 6 miliardi in Borsa, e sarebbe un boccone molto grande per le popolari italiane chiamate a fondersi tra loro. Quindi salvo sorprese si arriverà a luglio con l’assetto attuale: Fintech al 4,5%, Btg al 2% (ma la banca brasiliana potrebbe ridursi fin poco sopra l’1,5%) Fondazione Mps che ha già limato all’1,5%, Axa al 3,1%, Falciai all’1,7%. Con simili quote i soci aderiranno all’aumento. I primi tre sono riuniti in un patto sul 9% di Mps, ma quel patto sindaca le vecchie azioni, quindi sarà “decimato” tra pochi giorni; anche per questo il diritto della Fondazione a esprimere il nuovo presidente della banca, previsto dal patto, è caduto. Ancora non è sicuro che si farà un patto nuovo, come auspica il presidente dell’ente Mps Marcello Clarich. Tuttavia potrebbe rivelarsiopportuno redigere un testo leggero, per un nuovo patto di voto fatto per eleggere il nuovo presidente. Lo statuto senese lascia il compito all’assemblea: e questa potrebbe essere convocata già il 6 agosto. Con i 30 giorni rituali di preavviso si arriva a inizio settembre, e nel caso di uscita agostana di Profumo le sue veci le prenderebbe il vice presidente Roberto Isolani. I maggiori soci, comunque, stanno già collaborando per trovare un successore che, dall’identikit, sembra il più simile possibile al presidente uscente. «Un conoscitore profondo del mondo bancario italiano — si dice nell’azionariato — che abbia avuto ruoli operativi, e che ci possa accompagnare nel futuro processo di integrazione disponendo di una credibilità assoluta presso i regolatori italiani ed europei». I colloqui di lavoro dei soci sono già cominciati: sembra che tra gli intervistati ci siano stati Pietro Modiano (ex Unicredit e Intesa Sanpaolo, ora presidente di Sea e di Tassara) e Luigi De Vecchi (responsabilità Europa di Citibank).
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