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Il nuovo orientamento non incide sul giudicato

Dopo aver perso una lite (civile, tributaria o penale) può emerge un orientamento diverso, che avrebbe condotto a un esito favorevole se fosse stato applicato a suo tempo.
Occorre rassegnarsi, sottolinea la Cassazione penale nella sentenza 10 luglio 2013 n. 29445 relativa a un’ipotesi di abusivismo edilizio. Alcun proprietari di immobili in una lottizzazione abusiva, pur essendo stati assolti per essere stati indotti in errore (cioè per mancanza di dolo), si lamentavano di aver subito la confisca della proprietà (articolo 44 Dpr 380/2001). Confisca che era avvenuta in modo indifferenziato, colpendo sia gli imputati assolti che quelli condannati. La Cassazione non distingue tra le varie posizioni, perché la sentenza penale irreversibile (divenuta “giudicato”) può essere revocata (articolo 673 Codice di procedura penale) solo se il reato è eliminato per legge o per intervento della Corte costituzionale. Non basta, quindi, il sopravvenire di un diverso orientamento di altri giudici (anche di grado superiore) per far regredire una decisione già stabilizzata. In questo modo la Cassazione applica anche in sede penale il principio del cosiddetto “overruling”, chiarendo l’efficacia di un mutamento della giurisprudenza che sopravvenga alla decisione del caso specifico.
Il problema interessa i professionisti e le parti in causa, poiché la durata dei processi espone a innovazioni che a volte giovano, altre danneggiano le liti già iniziate. Nel caso di stranieri privi di documenti di soggiorno, condannati penalmente prima del consolidarsi di un orientamento favorevole agli irregolari, non vi è alcun diritto a ottenere la revisione di sentenze definitive.
Chi è stato condannato resta tale, anche se altri imputati hanno fruito di orientamenti più favorevoli maturatisi nel tempo. Anche nei rapporti con il fisco il principio della limitata operatività dell’overruling (mutamento di orientamento) ha avuto diverse applicazioni, ad esempio quando è mutato l’orientamento in tema di termini di decadenza per esercitare il diritto al rimborso per l’imposta di consumo sugli olii lubrificanti. E il principio è anche lo stesso in materia di prova del demansionamento (Cassazione 14124/2013) o in materia di decadenza dal termine per ottenere la retribuzione per il periodo di specializzazione dei medici (Cassazione 9071/2013).
Da un lato, quindi, vi è la stabilità delle sentenze, ancorate al tempo in cui sono state emesse, dall’altro un principio di equità che vede con sfavore la diversità di trattamento per casi identici. In molti casi il giudice rimedia attraverso l’istituto della remissione in termini, che nelle norme processuali serve a riaprire termini già scaduti. Ma il beneficio della remissione in termini è rimesso alla valutazione discrezionale di chi giudica.

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