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Il nuovo Fisco, più Iva meno Irpef

di Mario Sensini

ROMA — Spostamento graduale della tassazione dalle imposte dirette, come quelle sui redditi, verso quelle indirette, come l'Iva e le imposte di registro, ipotecarie e di bollo. Riequilibrio del sistema impositivo anche attraverso una modifica della tassazione delle rendite finanziarie e una diversa calibratura dei tributi in funzione ambientale. Poi, ovviamente, il massimo pressing sulla lotta all'evasione, all'erosione e all'elusione fiscale, visto che, secondo l'indagine «Tax research London» per il gruppo Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici, nel 2009 l'evasione fiscale è stata stimata in 180,257 miliardi, quasi un terzo delle entrate totali. Il Belpaese è maglia nera in Europa seguito da Germania e Francia.
Le linee guida della politica tributaria del prossimo triennio sono state tracciate ieri dal presidente del Consiglio Mario Monti con l'Atto di indirizzo all'amministrazione fiscale. E non divergono molto dal disegno della riforma fiscale avanzato dal governo Berlusconi nella delega presentata al Parlamento. C'è lo spostamento dall'Irpef alle imposte indirette, che implicitamente significa anche una tassazione più leggera sul lavoro e una più accentuata sui patrimoni, cosa che in parte sta già avvenendo grazie alle manovre varate l'anno scorso, con gli sgravi Irap e la lunga sequenza di tasse patrimoniali che sono state introdotte. E come la delega presentata da Giulio Tremonti, anche le linee guida di Monti sollecitano la revisione delle tasse sulle rendite finanziarie (che in teoria dovrebbero essere almeno allineate alla prima aliquota Irpef, quindi al 23%) e sui consumi, calibrandole in modo da tener conto dell'impatto ambientale.
Nell'Atto di indirizzo Monti sollecita anche la revisione della normativa fiscale esistente per eliminare tutte le norme che possono comportare un'erosione della base imponibile, e un ulteriore sforzo dell'Agenzia delle entrate per rendere più comprensibili i moduli per la dichiarazione dei redditi e arrivare «a modelli precompilati». Monti sottolinea che ci vuole grande prudenza, mentre il sottosegretario alle Finanze, Vieri Ceriani, ieri in Parlamento, ricordava, a chi chiedeva sgravi fiscali per l'agricoltura, che «il governo non può prendere impegni in questo senso» e che «l'Italia non è ancora fuori dai rischi». Prudente anche il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nell'assicurare a Sky Tg24 che il progetto di redistribuzione del tesoretto sottratto all'evasione non è stato definitivamente accantonato: «L'intenzione c'è, ma il fondo non è stato fatto perché ancora i ricavi non ci sono e non sono quantificabili». Intanto il decreto varato venerdì scorso dal governo, arrivato solo ieri alla firma del presidente della Repubblica, sarebbe stato rallentato da un paio di problemi, ora risolti: il braccio di ferro tra l'Interno e l'Agenzia delle dogane sull'accesso alle banche dati della polizia (negato dal ministro Annamaria Cancellieri) e la riforma delle scommesse ippiche proposta dall'Agricoltura, che a un'attenta verifica della Ragioneria si sarebbe rivelata costosa per lo Stato, e comunque non coperta. Motivo per cui è stata espunta.
 

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