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Il nuovo big bang delle Borse mondiali

di Paola Pica

MILANO — Il risiko delle Borse occidentali è iniziato ieri con gli annunci a sorpresa di due fusioni di portata planetaria, quattro mesi dopo le grandi manovre viste a Oriente con l'offerta della borsa di Singapore per l'australiana Asx. Il primo è un accordo già raggiunto tra Lse, il gruppo che gestisce il mercato finanziario di Londra e di Milano, e la canadese Tmx, società cui fa capo il listino di Toronto. Il secondo è una matrimonio ancora da celebrare, ma i preparativi sono in fase avanzata, tra Wall Street, ossia il Nyse già alleato con il circuito Euronext (Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona) e la Borsa di Francoforte, Deutsche Boerse. Su quella è stata definita «una fusione tra pari» e che sull’asse Londra-Milano Toronto darà vita alla prima Borsa mondiale per numero di società quotate (6.700) e per presenza di titoli dell’energia, è acceso il faro della Consob. «Il processo di integrazione sarà monitorato da vicino -ha affermato ieri il presidente della Commissione, Giuseppe Vegas -per far sì che siano mantenuti gli attuali presidi regolamentari e di vigilanza necessari ad assicurare l'integrità dei mercati. Come è già avvenuto nel 2007, in occasione della fusione tra Lse e Borsa Italiana, Consob intende rafforzare i rapporti di collaborazione con le Autorità di vigilanza interessate da questa operazione. L'attenzione -ha concluso Vegas -sarà rivolta anche a prevenire eventuali svantaggi per gli investitori e per gli operatori del mercato italiano» . A distanza gli ha risposto l’attuale numero uno del Lse Gibson Smith che nel nuovo organigramma lascerà la poltrona di presidente al canadese Thomas Kloet per occupare quella di vicepresidente al pari del presidente dell’Eni, Paolo Scaroni. «L’operazione è una grande opportunità per tutti -ha assicurato Smith -Già l’aggregazione di Londra con Milano ha dimostrato di aver portato crescita per entrambi. Ora Londra diventa il collegamento tra Piazza Affari e il grande mercato dei capitali istituzionali nord americani» . Ma la vera occasione per Piazza Affari, ha ricordato l’amministratore delegato Raffaele Jerusalmi è quella di «lanciare in Canada il mercato del reddito fisso del quale sarà l’Italia ad avere la responsabilità» . La presenza italiana nel capitale e ai posti di comando è destinata inevitabilmente a ridursi. Gli azionisti canadesi acquisiscono il 45%nel nuovo gruppo, mentre la nuova mappa vede la Borsa di Dubai all'11,3%(dal 20,6%), la Qatar Investment Authority all'8,3%(dal 15,1%), Unicredit al 3,3%(dal 6%) e Intesa Sanpaolo al 2,9%(dal 5,3%). Piazza Affari perderà due posti nel consiglio che sarà formato da 15 componenti (7 espressi da Toronto, 8 da Londra) e che dovrebbe veder riconfermato Massimo Tononi. Sulla rotta New York-Parigi-Francoforte, l'accordo che si profila prevede per gli azionisti di Deutsche Boerse circa il 60%della società che nascerà dalla fusione, tutta in titoli, a fronte del 40-41%degli azionisti di Nyse Euronext e la doppia sede a New York e a Francoforte. «Ci siamo mossi per primi e dunque siamo in vantaggio -ha osservato ancora Smith -ma in ogni caso sulla grande piazza finanziaria c’è evidentemente spazio per tutti. Siamo mercati diversi, per servizi e prodotti. Perché gli investitori dovrebbero preferirci? Perché le nostre piattaforme non sono care ma soprattutto perché siamo i più veloci» . Anche i vertici del Nyse puntano «sui significativi vantaggi ai clienti attraverso comuni infrastrutture tecnologiche, operazioni di compensazione semplificate e più in generale una maggiore efficienza attraverso la creazione di un mercato più liquido e un'identico contesto normativo» . I listini hanno festeggiato con il rally di tutte le società in manovra: +14%Nyse-Euronext; +3%Lse; +6%Tmx. 

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