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Il nuovo apprendistato piace. Anzi no

di Simona D'Alessio 

La chance del contratto di apprendistato estesa ai praticanti che intendono svolgere una professione ordinistica, nonché agli accademici impegnati in un dottorato di ricerca, convince Confprofessioni guidato da Gaetano Stella , ma lascia perplesso il Cup, il comitato unitario professioni presieduto da Marina Calderone, che si riserva di approfondirla, prima di commentarla.

Il Consiglio dei ministri ieri ha dato il via libera alla riforma del modello contrattuale che dovrà favorire l'ingresso dei giovani nel mercato, dando l'altolà all'uso dilagante di tirocini e collaborazioni; il percorso avverrà, secondo il ministro del welfare Maurizio Sacconi, «sulla base della necessaria integrazione fra apprendimento e lavoro», con avvio dal mese di luglio. Gaetano Stella dice a ItaliaOggi che «mentre nel nostro contratto mancava lo strumento normativo per i praticanti, adesso che è stata inserita questa norma, pensiamo di raccordarci presto con gli ordini per delineare gli iter formativi, a seconda delle caratteristiche delle categorie». Importante, aggiunge il numero uno di Confprofessioni, è che «passi il concetto che l'aspirante professionista è sì bisognoso di imparare, ma dev'essere salvaguardato».

Il cantiere è aperto, perché il testo unico visionato dalle parti sociali deve ricevere il benestare delle regioni (che hanno le competenze in materia di formazione e probabilmente cofinanzieranno il piano, mentre altre risorse arriveranno dai fondi interprofessionali, ndr), finora prive di una posizione unitaria sul ruolo che avranno; il dicastero di via Veneto fa sapere di essere pronto ad applicarsi per un «unanime consenso», prima che la delega passi in Parlamento.

Studiata per consentire a chi ha meno di trent'anni di terminare gli studi e imparare un mestiere, la formula è divisa in tre tipologie: l'apprendistato per il diritto-dovere di formazione (dai 15 anni), quello professionalizzante (si conclude con la verifica della competenza ottenuta) e quello per l'ottenimento di un titolo di studio, per il completamento di un iter di alta specializzazione, per consentire l'inquadramento di un praticante in uno studio professionale, e per regolamentare l'attività di chi intraprende un dottorato.

Al giovane che firma un contratto, si aprono porte che lo stagista trova pressoché sbarrate: l'applicazione delle norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria, infatti, si allarga all'assicurazione contro gli infortuni, alla tutela contro le malattie e in caso di invalidità e per la vecchiaia. Inoltre, a carico del datore di lavoro responsabile della violazione delle disposizioni contrattuali, sono previste sanzioni amministrative pecuniarie da 100 a 600 euro, che in caso di recidiva vanno da 300 a 1.500; nell'eventualità si ravvisino inadempienze nell'erogazione della formazione, dovrà versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100%, con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione.

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