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Il notaio va oltre le apparenze

Disciplinare notai e articolo 28 della legge notarile: il professionista non può rogare atti che, nonostante la loro intrinseca validità, risultino avere una chiara finalità elusiva. Lo ha stabilito la Corte di cassazione nella sentenza n. 1716/2016: nella sottrazione di beni immobili, ha chiarito, «è lo stesso atto dispositivo di diritti sugli immobili sequestrati, che è idoneo ad eludere il vincolo o quanto meno a rendere più difficoltoso il conseguimento della finalità cui il vincolo è funzionale a integrare la sottrazione».

Così argomentando, i giudici della II sezione civile hanno accolto in toto la tesi del Procuratore della repubblica e rigettato il ricorso incidentale del pubblico ufficiale, il quale si era prestato alla stipula di tre atti (uno di costituzione di fondo patrimoniale, uno istitutivo di trust ed uno di costituzione di rendita vitalizia), aventi ad oggetto, tra gli altri, anche beni immobili colpiti da sequestro preventivo penale: il notaio avrebbe dovuto «legittimamente» rifiutare la stipula dei detti atti. La sua attività professionale – in altre parole – si era «svolta nella sua piena consapevolezza dell’evidente finalità elusiva perseguita dal cliente»; il suo comportamento doveva essere finalizzato non solo alla tutela degli interessi delle parti contraenti, ma anche e soprattutto di quelli «della generalità dei cittadini», e ciò per l’evidente esigenza di «garantire adeguatamente la collettività anche sotto il profilo, sempre più rilevante, dell’efficacia dell’azione del recupero del dovuto, che necessariamente influisce sulla tenuta complessiva dell’assetto economico/finanziario dello Stato». Certamente non si può ritenere che l’obbligo di rogare l’atto possa risultare di «ampiezza tale» da imporgli di prestare la propria assistenza anche quando lo stesso atto da rogare si pone come un evidente strumento elusivo di norme pubblicistiche, assistite da sanzioni penali: così facendo infatti andrebbe a snaturare il rilievo pubblicistico della funzione notarile, «ponendosi anzi l’attività svolta come necessario strumento per consentire alla parte la realizzazione di una evidente attività elusiva di norme inderogabili».

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