Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il Nord America torna a sedurre

Sono gli Stati Uniti d’America a guidare quest’anno la classifica ATKearney del Foreign direct investment confidence index: in pratica, una lista di 25 Paesi che si basa sulle aspettative di oltre 300 Ceo e dirigenti provenienti da 28 stati del mondo. Gli americani dunque riprendono il comando, ma tutta l’aerea del Nord America esce rafforzata dal balzo in avanti del Canada, che passa dalla ventesima posizione dell’anno scorso alla quarta di quest’anno e, volendo considerare la macro-regione allargata, anche dal Messico, che torna in classifica, al nono posto, dopo esserne stato escluso nel 2012.
Sempre in pole position anche i Brics, con Cina, Brasile e India nei primi 5 e il Sudafrica quindicesimo.
Ma da dove viene l’exploit Nordamericano? «Gli Usa, in termini di flussi reali di investimenti, sono sempre stati al primo a al secondo posto – spiega Marco Andreassi, che Guida la divisione italiana di ATKearney – . Il nostro rapporto si basa sulle intenzioni degli investitori, che ora si rivolgono a Stati Uniti e Canada in considerazione di diversi fattori: la produttività industriale aumentata, il dollaro indebolito, ma soprattutto il fenomeno dello shale gas e dello shale oil, gli idrocarburi ricavati, grazie al progresso tecnologico, dagli scisti bituminosi. Gli Usa hanno ridotto sempre di più l’import di gas, e il loro è oggi il più economico al mondo. Come conseguenza, l’industria chimica sta riprendendosi alla grande. La medesima tecnologia viene applicata per il petrolio, anche se risulta meno competitiva che col gas. Si calcola che nel 2017 gli Usa diventeranno il primo produttore mondiale di petrolio».
«Tre anni fa abbiamo cominciato a guardarci intorno per spostare una parte della nostra capacità produttiva all’estero e crescere – racconta Glauco Pensini, Ceo di Siel America, ramo americano della Siel Ups, storica azienda milanese che fa gruppi di continuità e processi produttivi che trovano applicazione anche nel campo degli idrocarburi e opera anche nelle energie alternative–. Abbiamo scartato Cina e India perché occorreva essere molto più strutturati di noi. In Usa, abbiamo pensato di entrare con le nostre competenze sulle energie alternative, ma poi ci siamo accorti dell’immenso potenziale che si apriva grazie allo shale gas e allo shale oil. Così un anno fa abbiamo iniziato la costruzione di una fabbrica, che è appena partita».
Gli idrocarburi da scisti botuminosi, spiega ancora Andreassi, sono alla base anche del balzo in avanti del Canada, ricco di giacimenti di questo tipo. I due grandi Paesi del Nord America, inoltre, specie gli Usa, fanno da traino anche per il Messico, che grazie a un costo del lavoro fortemente competitivo è ancora luogo di delocalizzazione per gli americani.
Ottima performance anche per i Brics, con la Cina meno orientata all’export e col costo del lavoro in aumento ma ancora in grado di piazzarsi seconda, la Russia che continua a scalare posizioni per merito soprattutto delle sue materie prime, un Brasile trainato da un mercato interno in crescita, un’industria automobilistica sempre molto forte, le risorse naturali e i grandi investimenti pubblici per Mondiali di Calcio e Olimpiadi. E il Sudafrica è l’unico Paese del suo Continente presente tra i 25. L’india “scivola” in quinta posizione, forse perché fatica ancora a creare un vero tessuto industriale.
Commenta Massimo Deandreis, direttore di Srm (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) ed esperto di economia internazionale: «Mi sembra che i Brics in generale in questa classifica svettino. All’opposto, L’Europa non è ben piazzata. Infatti mi pare che siano due i fattori principali che attirano i top manager intervistati, un contesto accogliente per gli investimenti ma anche un’economia che cresce: l’Europa paga proprio questo».
Un altro aspetto interessante, dice Deandreis, è che emerge comunque fiducia sugli investimenti, fiducia spostata in avanti, verso il 2014 e 2015: «Gli Ide globali crescono, ma non hanno raggiunto ancora i livelli pre-crisi – dice Deandreis – quindi c’è un ampio margine di crescita. E non ci sono solo i grandi mercati, ma anche quelli più piccoli che magari sono “ponti” verso altre aree».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa