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Il nodo occupazione spaventa Piazza Affari

I dati macroeconomici di Italia e Spagna deprimono i mercati. E spingono al ribasso le piazze azionarie e i prezzi dei titoli periferici. Appesantite dalle vendite sui titoli bancari e industriali, e rese più volatili da volumi piuttosto ridotti, la piazza milanese (-1,43%) e quella spagnola (-1,89%) sono state le peggiori in Europa. A ruota sono seguiti i cali di Parigi (-1,26%), Francoforte (-0,51%) e Londra (-0,50%). Wall Street ha chiuso invece in lieve progresso, dopo aver trascorso gran parte della seduta in rosso, con l’S&P 500 in rialzo finale dello 0,22%.
Lo stato di salute di Roma e Madrid appare critico, anche se con sfumature differenti. In Spagna i disoccupati a ottobre sono saliti a 4,83 milioni di unità, in rialzo del 2,7% rispetto al mese precedente. E le previsioni per il 2013 indicano solo un lieve calo, dal 24,6% di fine 2012 al 23,3%. Ma negative sono state anche le stime dell’Istat, che prevede un Pil nel 2013 in nuova flessione, pur se più contenuta rispetto al 2012, con disoccupazione in crescita all’11,4% e redditi e consumi in forte discesa.
Numeri che non hanno certo dato fiducia agli operatori sulla bontà della carta periferica. Lo spread tra BTp e Bund ha toccato quota 356 punti base in chiusura di seduta, con un aumento di 6 punti base rispetto a venerdì, dopo aver oscillato in una forchetta ristretta compresa tra 349 e 360 punti base. Il tasso decennale si è fissato al 4,98%, anche se nel corso della seduta è stata toccata quota 5,02%. Stessa pressione anche sui Bonos, il cui tasso decennale è salito al 5,73%. La controprova di questa massiccia fuga dagli asset ritenuti più rischiosi registrata ieri è stata la coincidente flessione dei tassi dei titoli obbligazionari percepiti come più solidi come i Bund: la forte domanda degli investitori ha spinto il tasso dei governativi tedeschi in territorio negativo per la prima volta da inizio settembre, fino a un minimo di giornata di -0,013%. Ma in rialzo si sono mossi anche dollaro e yen.
A cascata le vendite in Europa hanno poi interessato soprattutto i titoli bancari (-1,13% la variazione complessiva di giornata), anche alla luce del brutto risultato di Hsbc: il colosso creditizio ha infatti comunicato un utile più che dimezzato nel terzo trimestre a 2,49 miliardi di dollari.
Dietro il calo dei prezzi dei titoli di Roma e Madrid ci sono in verità un mix di motivazioni. La prima è tecnica. Gli investitori hanno fatto spazio al nuovo e inatteso benchmark quinquennale iberico, che è stato annunciato venerdì e verrà collocato giovedì sul mercato. In questa corsa (pur contenuta, vista la scarsità di volumi) a vendere titoli periferici, anche i nostri BTp sono rimasti “schiacciati” al pari di Bonos e titoli portoghesi. Non solo. I grandi gestori in assenza di spunti particolarmente positivi hanno preferito rimanere alla finestra in attesa degli eventi salienti della settimana. Il principale è ovviamente il voto americano odierno, da cui dipenderà anche la gestione del nodo del fiscal cliff. Ma sullo sfondo rimangono ancora diverse incertezze rispetto al destino della Grecia. Il Paese sta reagendo con proteste e scioperi all’approvazione delle nuove misure di austerity da 13,5 miliardi, condizione indispensabile richiesta dalla Troika per concedere l’ultima tranche di aiuti. Ma le ultime indiscrezioni fanno capire che il meeting dei ministri delle Finanze del 12 novembre rischia di chiudersi senza un nulla di fatto.

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