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Il Nobel ai teorici delle aste Vincono il maestro e l’allievo

È antica almeno quanto il caravanserraglio lungo le Vie della Seta, ma l’asta competitiva ha ancora molto da insegnarci. Per esempio, quanto risparmierebbe un viaggiatore, se oggi le compagnie aeree dovessero vendere i posti sui loro voli semivuoti in base a un meccanismo d’asta? Il Nobel dell’economia quest’anno va a due studiosi americani che hanno illuminato i misteri più reconditi dei meccanismi d’asta. Paul Milgrom e Robert Wilson, tutti e due docenti all’università di Stanford in California, il secondo relatore della tesi dell’altro, condividono l’ambito riconoscimento grazie alle loro ricerche su come diversi meccanismi d’asta possono aiutare venditori e acquirenti a raggiungere i loro obiettivi. Il tema è tecnico solo in apparenza. In realtà le ricerche di Milgron e Wilson riguardano temi di acuta importanza per la giustizia sociale, la distribuzione dei redditi, i rapporti di forze sul mercato, l’efficienza, la distribuzione di risorse scarse. L’esempio delle compagnie aeree si può proseguire: adesso, proprio perché non vi è alcun meccanismo d’asta bensì un oligopolio sovvenzionato da enormi sussidi pubblici, le linee aeree estorcono tariffe elevate dai passeggeri malgrado la domanda sia molto inferiore all’offerta, e al tempo stesso tassano i contribuenti. È difficile trovare un assetto più inefficiente di questo nell’allocazione delle risorse.
Le aste possono essere ufficiali e trasparenti, oppure come accade sempre più spesso nella nostra epoca possono essere incorporate in un algoritmo. Internet e il commercio online hanno contribuito alla diffusione delle aste. Ebay è una piattaforma dove spesso gli scambi avvengono così. In origine la fissazione delle tariffe su Uber equilibra domanda e offerta del servizio di trasporto secondo un meccanismo di asta implicita. L’esempio di Uber serve a ricordarci però che spesso all’asta si contrappongo altre logiche. I tassisti con licenza che in varie parti del mondo sono riusciti a bloccare Uber hanno difeso con successo una decisione politico-amministrativa sui prezzi dei servizi, che obbedisce ad altri criteri. Anche se definiamo la maggior parte delle nazioni del mondo come economie di mercato, in realtà il mercato è molto meno diffuso di quanto si creda.
Il lavoro di Milgrom e Wilson, antecedente all’arrivo di Internet, è risultato utile per l’allocazione ottimale di beni pubblici: per esempio al fine di assegnare frequenze radio, o quote di pesca marittima, o slot per diritti di atterraggio negli aeroporti. Il pericolo è sempre in agguato, e non solo quello di una lobby o corporazione che distorce il mercato in proprio favore. Anche lo Stato, la collettività, possono peccare di avidità. Volendo massimizzare il vantaggio ottenuto vendendo un bene pubblico, governi e contribuenti possono costringere il vincitore di un’asta a pagare un prezzo troppo alto. Per esempio per frequenze di telefonia mobile o diritti di atterraggio. Questo avrà conseguenze a valle, quando il vincitore d’asta si rivarrà sulla qualità del servizio o sulle tariffe. I due premi Nobel hanno lavorato per chiarire come il meccanismo dell’asta può perseguire obiettivi complessi. Tommy Anderson, membro del comitato Nobel, nell’annunciare i vincitori ha detto che le loro ricerche beneficiano «compratori, venditori, utenti e la società nel suo complesso». Gli studi di Milgrom e Wilson potrebbero avere applicazioni nuove anche nel campo delle energie rinnovabili, per nuovi meccanismi di tariffazione. In quanto alle frequenze, la battaglia sul 5G è un altro caso in cui il formato ottimale dell’asta subisce interferenze che nulla hanno a che vedere con il mercato. Molte delle frequenze per la telefonia mobile di quinta generazione negli Stati Uniti sono di proprietà delle forze armate, che cominceranno a dismetterle solo ora che l’avanzata della tecnologia cinese ha reso questo settore strategicamente rilevante.
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