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Il no di Confindustria alla nuova class action: «È contro le imprese»

Se la Camera dei Deputati ha votato all’unanimità (388 voti a favore, un astenuto e nessun contrario) la proposta di legge di riforma della class action , Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, è molto preoccupato da questa «legge anti imprese» che rappresenta «un ulteriore esempio di “manina” contro le aziende» e provocatoriamente dice che baratterebbe il documento «con il risultato del Jobs act ». 
Tra le novità del provvedimento, che va a modificare il decreto legislativo n.206 del 2005, si sposta la disciplina dell’azione di classe dal Codice del consumo al Codice di procedura civile. Inoltre questo strumento potrà essere intrapreso non solo da consumatori e utenti, ma da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie, anche modeste. La novità forse più rilevante è legata al fatto che potranno partecipare alla class action anche coloro che aderiscono dopo il pronunciamento di una sentenza.
In attesa che il provvedimento sia esaminato e votato da Palazzo Madama, il senatore Paolo Romani (Fi) rassicura gli imprenditori: «Non ho letto il testo, ma ne ho sentito parlare. Purtroppo si conferma l’andamento a zig zag del governo: a volte si fanno leggi, come il Jobs act , nelle quali prevale l’intenzione di aiutare le imprese, e altre volte prevale purtroppo, come in questo caso, l’atteggiamento dirigista e statalista che fa parte del dna del Partito democratico: mi auguro che in Senato si faccia qualche modifica al testo…».
Più cauto il capogruppo a Montecitorio dello stesso partito di Romani, Renato Brunetta, che ha votato la proposta di legge (n. 1.335): «Abbiamo lavorato per migliorare la class action perché il Parlamento fa gli interessi dei cittadini. Capisco anche la preoccupazione di Squinzi, legittima, visto che lui tutela le imprese, ma vedremo che cosa accadrà al Senato: eventuali modifiche fanno parte della logica della politica, ma la Camera ha dato un bel segnale votando compatta questo disegno di legge. Comunque tutto è migliorabile. Vedremo».
Non vuole neanche sentir parlare di modifiche Alfonso Bonafede, deputato pentastellato e firmatario di una delle due proposte di legge (l’altra era stata avanzata dal Pd), poi fuse nel testo votato mercoledì sera: «Questa è una rivoluzione e ai poteri forti, che cercheranno di ostacolare la legge, io dico con chiarezza: “Giù le mani dalla class action ”». «I cittadini potranno unirsi per far valere i loro diritti – aggiunge Bonafede -. E ci saranno vantaggi anche per la macchina giudiziaria che vedrà ridursi i contenziosi che saranno unificati». Beppe Grillo in un tweet rivendica il provvedimento: «L’Italia avrà la class action grazie al M5S».
Altri toni da parte di Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera: «Questo è un provvedimento di valore europeo». Il documento «rappresenta un modo moderno per tutelare i diritti dei cittadini – precisa Verini – ma, al contempo, non penalizza la stragrande maggioranza delle imprese e delle società di servizi che sono responsabili e serie. Con questa legge viene ridotto lo spread tra l’Italia e i Paesi più avanzati».
Giudizi positivi pure da Elio Lannnutti e Rosario Trefiletti, presidenti di Adusbef e Federconsumatori.
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