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Il «no» di Berlino non ferma le Borse

Grecia sì, Grecia no. Il dubbio amletico degli investitori non è ancora chiarito. E dire che sembrava quasi fatta quando ieri il governo greco ha ufficialmente inviato a Bruxelles la richiesta di estensione del programma di aiuti. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha confermato in un messaggio su Twitter di aver ricevuto questa mattina la richiesta del governo greco. Ma quello di Berlino ha frenato l’entusiasmo: «La lettera di Atene non presenta alcuna proposta di soluzione sostanziale», dice Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. La richiesta di Atene – prosegue il portavoce – «non corrisponde ai criteri concordati lunedì dall’Eurogruppo».
È probabile, a questo punto, che le trattative tra Grecia e Ue vadano avanti «a oltranza durante tutto il fine settimana. La sabbia che scorre nella clessidra greca sta per terminare e i mercati, che sinora non sono rimasti particolarmente colpiti dalla situazione greca, lo sanno», indica Vincenzo Longo, market strategist di Ig. «L’impatto potremmo vederlo solo lunedì mattina sui mercati europei. Dopo i recenti rialzi, i listini potrebbero approfittarne per dare seguito a una correzione del 3-5% nel caso di un fallimento dei negoziati».
A calmare gli investitori è poi arrivato uno studio di Standard and Poor’s. Secondo gli esperti dell’agenzia di rating un’eventuale uscita della Grecia dall’Eurozona provocherà rischi limitati di contagio verso gli altri rating sovrani. Questo perché dal 2012 – anno in cui si era paventata l’uscita della Grecia – in Europa è stato introdotto il Fondo salva-Stati (Esm, European Stability Mechanism) che offre sostegno finanziario a quei Paesi dell’area euro maggiormente esposti alla pressione derivante dall’ipotetica uscita della Grecia. Questo spiega il motivo per cui le Borse sono tornate in territorio positivo nel finale di giornata. Piazza Affari ha chiuso in rialzo, allungando proprio nel finale in una seduta per larghi tratti contrastata. Il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,6%. Meglio hanno fatto Parigi (+0,62%) e Madrid (+0,90%). Francoforte è salita dello 0,33%, superando per la prima volta quota 11mila punti, mentre Londra ha chiuso praticamente invariata.
Sul mercato obbligazionario lo spread tra BTp decennali e omologhi tedeschi è sceso a 125 punti dopo aver toccato un minimo di seduta a quota 118 per via dell’atteggiamento più conciliante mostrato da Atene nelle trattative. Il rendimento è all’1,63%. In flessione anche il differenziale Bonos/Bund, che segna 117 punti per un tasso dell’1,55%.
Sul fronte dei cambi l’euro è sceso sotto quota 1,14 dollari dopo il no della Germania alla concessione di un prestito ponte alla Grecia. Mentre è tornata la pressione sul prezzo del petrolio: il Brent negli scambi intraday è sceso sotto i 60 dollari al barile mentre il Wti (scambiato a New York) è arretrato in area 50 dollari. La nuova caduta del petrolio è seguita alla diffusione dei dati sulle scorte settimanali negli Stati Uniti, salite di 7,7 milioni di barili, il doppio di quanto indicato dal consensus degli analisti.
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