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Il no di 311 mila al telemarketing

di Roxy Tomasicchio  

In 311 mila hanno detto no alle telefonate promozionali effettuate da call center. Tanti, infatti, sono, a oggi, gli iscritti al registro delle opposizioni, il sistema, in vigore dal primo febbraio scorso, come disposto dal dpr 178/2010, che permette, agli italiani presenti negli elenchi telefonici, di esprimere il proprio dissenso a ricevere le telefonate commerciali. Che sempre più spesso propongono le offerte più disparate: dal cambio di operatore telefonico a quello del fornitore di gas o elettricità, dalle proposte turistiche a quelle gastronomiche. A fornire l'aggiornamento è stata la Fondazione Ugo Bordoni, ente incaricato della gestione del registro, secondo cui, inoltre, tra le diverse modalità possibili, nel 64% dei casi l'iscrizione è avvenuta via web (tramite il sito www.registrodelleopposizioni.it). Seguono telefono (25%, chiamando il numero verde 800265265), e mail, fax o raccomandata (11%).

Ed è proprio grazie all'introduzione di questo sistema che la Commissione europea ha chiuso la procedura di infrazione contro l'Italia per telemarketing «selvaggio» in quanto, appunto, il nostro paese si è allineato alle disposizioni della direttiva 2002/58/Ce, sulla privacy e le comunicazioni elettroniche. «Gli ultimi dati sul registro delle opposizioni», commenta Ruben Razzante, consigliere d'amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni, «confermano che, dopo il boom dei primi giorni, l'andamento delle iscrizioni al registro mostra un andamento fisiologico. Neanche gli spot televisivi predisposti dal ministero dello sviluppo economico hanno provocato un'impennata delle iscrizioni, come invece temevano le aziende. Grazie a quegli spot, l'utente è in grado di scegliere in modo consapevole». La campagna di comunicazione prevista dal ministero dello sviluppo economico per informare i cittadini, infatti, partita nei giorni scorsi («uomo registrato un po' meno informato» è lo slogan), ha sortito l'effetto opposto: ha riacceso le polemiche tra le associazioni di consumatori che l'hanno definita «ingannevole e indecente». Secondo Federconsumatori e Adusbef, lo spot, che avrebbe dovuto informare i cittadini della possibilità di rifiutare le telefonate pubblicitarie proprio grazie all'iscrizione al registro, è, invece, «una vera e propria istigazione a essere molestati dal telemarketing». Così i presidenti delle due associazioni di consumatori, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, sono arrivati a chiedere l'immediata rimozione della campagna televisiva e radiofonica e si sono detti pronti a denunciarla come pubblicità ingannevole. Fiducioso, invece, sull'efficacia del sistema è Razzante: «Il sistema dell'opt-out, introdotto in Italia nei mesi scorsi, è diffuso in gran parte degli stati europei e sembra il sistema migliore per contemperare le esigenze del mondo aziendale con quelle della tutela della privacy dei consumatori. La media europea di iscrizione nelle cosiddette Robinson List si attesta intorno al 20-30%, il che significa che quasi 70 utenti telefonici su 100 nei diversi stati europei scelgono di continuare a ricevere le telefonate promozionali poiché le ritengono uno strumento utile per conseguire risparmi e indirizzare al meglio le loro scelte di acquisto. Soltanto negli Stati Uniti», prosegue a ItaliaOggi Sette, «la percentuale di chi rifiuta queste telefonate raggiunge il 90%. Nel suo ultimo provvedimento, il Garante privacy ha peraltro chiarito gli obblighi degli operatori telefonici, che sono tenuti a comunicare ai loro utenti le modalità per iscriversi nel registro delle opposizioni qualora non volessero più ricevere chiamate commerciali (si veda altro servizio in pagina, ndr). I consumatori hanno dunque tutte le tutele del caso. La Fondazione Bordoni si è attrezzata per tempo per fronteggiare il traffico di richieste di iscrizione e non ha patito difficoltà neppure nei primi giorni di avvio del nuovo sistema».

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