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Il no della Germania: Atene sbaglia

Un giorno di ordinaria crisi, ieri ad Atene. Per strada, in fabbrica e in Borsa. Il dramma esiste, basta vedere la disoccupazione galoppante, ma il panico che qualcuno temeva non è arrivato, almeno per ora. Nessuna particolare coda «in stile Cipro» agli sportelli, come era invece successo con la crisi bancaria a Nicosia (anche se, va aggiunto, molti conti correnti ellenici sono già stati liquidati in passato). Nessun crollo alla chiusura della Borsa, che dopo una mattinata pesante ha limitato le perdite al -3,3%, sostanzialmente contenute vista la volatilità.
Il no della Banca centrale europea ad accettare titoli pubblici a garanzia dei prestiti ha agitato soprattutto la politica. «La democrazia greca non intende ricattare nessuno e non può essere ricattata», ha detto il premier greco — Tsipras nel corso della prima riunione del gruppo parlamentare di Syriza. «Non chiediamo né compassione, né supervisione — ha aggiunto — Abbiamo le nostre proposte, chiediamo tempo e anche l’Europa ha bisogno di tempo». E ancora, in vista dei prossimi importanti incontri continentali: «Ci chiedono di implementare le riforme a cui ci siamo impegnati e noi rispondiamo che rispettiamo le regole europee ma lavoriamo per cambiarle». Ma ieri è stato soprattutto il giorno del vertice berlinese tra il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis e il suo omologo tedesco Wolfgang Schäuble. E le differenze sono subito emerse. Il secondo ha sostanzialmente bocciato il piano del primo. «Non ho potuto nascondere il mio scetticismo — ha confessato Schäuble — Alcune delle misure non vanno nella giusta direzione». Tra gli obiettivi di Atene c’è quello di ottenere un programma ponte fino a maggio e, intanto, discutere di una soluzione «una volta per tutte» per la crisi di Atene. Un aiuto potrebbe arrivare dalla stessa Bce, che non ha chiuso il canale di finanziamento degli istituti greci passando per la banca centrale ellenica (attraverso il programma Ela). Qui, secondo voci non confermate, potrebbero essere a disposizione fino a 50-60 miliardi. Resta comunque il fatto che le tensioni tra Berlino e Atene rimangono alte, e Varoufakis ieri ha evocato anche il pericolo del nazismo. «Quando stasera tornerò nel mio Paese, ha detto, troverò un parlamento in cui il terzo partito non è un partito neonazista, ma nazista».
Sulla questione greca non sono poi mancati i commenti italiani. «La decisione della Bce sulla Grecia è legittima e opportuna dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno ad un tavolo», ha detto il premier Matteo Renzi. Sulla stessa linea il presidente francese François Hollande. Ma «insistere, come ha fatto Renzi, sul rispetto da parte di Atene del programma della troika vuol dire condannare la Grecia», ha replicato il deputato della minoranza Pd Stefano Fassina. Tuttavia, il peso massimo che è entrato sulla scena della crisi ellenica si chiama Vladimir Putin. Il presidente russo ha parlato al telefono con Tsipras di cooperazione economica tra i due Paesi e ha poi invitato a Mosca il neo premier per il 9 maggio. Invito accettato da Atene. Tra chi ha invece difeso i piani internazionali concordati in passato per la Grecia c’è il Fondo monetario internazionale, per cui «il programma per Atene è fatto per aiutare il governo greco e il popolo greco. E allo stesso tempo per evitare ogni pericolo di contagio». Intanto, dal cuore del sistema finanziario greco, il governatore della banca centrale ellenica Yannis Stournaras non ha dubbi: i depositi nelle banche del Paese sono «assolutamente al sicuro». E la stretta della Bce «può essere rivista con un accordo tra la Grecia e i partner europei».

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