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Il Monte chiude 400 sportelli e taglia 4600 dipendenti

MILANO — Mps presenta “Rilancio 2015”. Esercizio che sfida la gravità bancaria perché forzato dal diktat dell’Eba, che impone un patrimonio di vigilanza temporaneo del 9% entro giugno. Ne esce un piano «con il vento contrario», come ha detto il presidente Alessandro Profumo, sia perché assume la recessione e le turbolenze europee per un altro anno almeno, sia perché nessuna banca occidentale ha dovuto dipingere il prossimo, nero triennio ora. Analisti e Borsa non si sono sorpresi tanto: il titolo ha chiuso a 0,191 euro, +0,47%, tra i più deboli nel settore.
Il piano conferma il nuovo ricorso ai Tremonti bond, in via di richiesta per 3,4 miliardi. Di questi, 1,9 per rimpiazzare il vecchio bond del Tesoro, 1,5 di nuovi fondi per soddisfare l’Eba. La banca s’è impegnata a restituire 3 di quei miliardi al 2015: il programma illustrato dall’ad Fabrizio Viola prevede il rimborso di 450 milioni entro il 2013, altri 1.400 nei due anni seguenti. Una mano la darà anche la riduzione del portafoglio sovrano, perché una fetta cospicua dei 27 miliardi di Btp deprezzati in pancia al Monte scadrà (alla pari, si spera) e non sarà rinnovata. Il miliardo che manca verrà da una ricapitalizzazione senza diritto di opzione. Il management cercherà quindi nuovi soci, e la fondazione Mps, ora al 36,5%, si potrebbe diluire al 20-25%. «Abbiamo escluso il diritto di opzione perché la fondazione non potrebbe seguire, e la cessione dei diritti creerebbe una pressione significativa mettendo a rischio la rapida realizzabilità dell’aumento», ha spiegato Profumo. La fondazione, scansato il rischio immediato, l’ha presa bene: «Pieno apprezzamento e condivisione del piano, caratterizzato da realismo e prospettive di sviluppo malgrado i sacrifici necessari al rilancio ». Nessuna parola sugli agognati dividendi, del resto non sono citati neanche nel piano, salvo che la distribuzione sarà «prudente, privilegiando il rafforzamento patrimoniale». A fine piano il Common equity è stabilizzato all’8%. Gli analisti prevedono zero dividendi per due anni, e pochi centesimi poi. Mentre il Tesoro dovrebbe incassare una cedola del 10% annuo (dettagli non ancora noti), salvo perdite d’esercizio che al 2012 sono probabili, essendo stato avviato un nuovo abbattimento degli avviamenti. Il piano stima un utile netto 2015 a 630 milioni, in linea con il consensus e pari a una redditività (Rote) del 7%. E ci arriva dopo un -1% composto annuo dei ricavi.
Ma più che le entrate, “Rilancio” privilegia i risparmi. I costi operativi caleranno da 3,5 a 2,9 miliardi, i costi del personale da 2,19 a 1,89 miliardi. Dei 31mila dipendenti 4.600 usciranno dal gruppo, tra chiusura di 400 filiali (secondo i manager è più conveniente ed efficace che tentare di venderle ora), pensionamenti, rami in uscita (di ieri la cessione di Biverbanca e dei suoi 700 lavoratori a Cassa di Asti, per 200 milioni) e l’esternalizzazione dei servizi informatici del Consorzio Mps, 2.300 persone in “cessione” a Bassilichi. «Il fine è raggiungere l’efficienza operativa preservando la sostenibilità sociale che per una banca è fattore abilitante», ha detto Viola. I sindacati, incontrati nel pomeriggio, dissentono: «Assoluta incapacità del management e totale mancanza di progetto industriale – scrive il coordinamento Rsa interno – dopo sei mesi di chiacchiere e immobilismo l’azienda svela l’unico obiettivo: la messa in discussione dei posti e il drastico peggioramento delle condizioni di lavoro».

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