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Il monito delle agenzie di rating «Potremmo declassare il debito» la Scelta dell’America

Barack Obama ha fatto appena in tempo a celebrare la sua vittoria, che è arrivato puntuale l’avvertimento di due delle principali agenzie internazionali di rating. Se il presidente non interverrà subito per stabilizzare debito e deficit di bilancio, Moody’s e Fitch declasseranno gli Usa togliendo il voto massimo della tripla A. Nel frattempo le finanze di Washington resteranno sotto osservazione, con outlook negativo, così come definito nei mesi scorsi.
A preoccupare gli analisti di Moody’s e Fitch è il cosiddetto fiscal cliff, cioè il «precipizio» che si aprirà automaticamente nel bilancio il prossimo 1° gennaio per effetto di scadenze stabilite da tempo, come quella dei bonus fiscali decisi dall’amministrazione Bush e poi confermati da quella Obama. Si tratta di misure che tra tagli di spesa e aumenti di tasse determineranno, in assenza di interventi da parte del Congresso, una riduzione del deficit di circa 600 miliardi di dollari. Una cifra imponente, in grado di provocare un effetto recessivo importante — si parla di oltre il 3% — non solo negli Usa ma in tutta l’economia mondiale che già ha il fiatone per la crescita piatta dell’Europa e il rallentamento dello sviluppo cinese. Non per nulla il fiscal cliff è stato messo al centro delle discussioni e delle preoccupate analisi dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G20 che si è svolto due giorni fa a Città del Messico.
Gli Usa si sono trovati così sotto i riflettori internazionali al fianco dell’Europa che continua a rappresentare un possibile rischio per la crescita globale soprattutto per i problemi ancora non risolti della crisi greca oltre che per le difficoltà della Spagna alle prese con un oneroso salvataggio delle sue banche. E sono stati proprio i timori per i destini di Atene e per il bilancio degli Usa a condizionare l’andamento dei listini.
La vittoria di Obama non è riuscita a invertire gli umori degli investitori, neanche di quelli statunitensi, quasi che la sua conferma fosse considerata in qualche modo scontata. I mercati infatti sono partiti in quarta per segnalare l’urgenza dei problemi di bilancio: Wall Street ha aperto in calo allargando fino a 300 punti le perdite nel corso della seduta. Sulla sua scia i listini europei, che pure avevano accolto l’affermazione di Obama con un inizio di contrattazioni in rialzo, hanno corretto la traiettoria perdendo terreno. E ciò anche per la revisione delle stime di crescita della Ue e per i crescenti timori per Atene, dove ieri violenti scontri tra polizia e manifestanti hanno scandito l’attesa per il voto parlamentare notturno sul nuovo pacchetto di misure di austerità proposto dal governo di Antonis Samaras per rispettare le condizioni imposte dalla Troika (Ue, Bce, Fmi) e ottenere la prosecuzione degli aiuti.
In particolare Piazza Affari, la peggiore del Vecchio Continente, ha ceduto il 2,5%, Madrid il 2,26%, Parigi l’1,99%, Francoforte l’1,96%, Londra l’1,58%. Ieri è risalito — chiudendo a 352 punti base con un rendimento del 4,90% — anche lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata, soprattutto però per il calo dei tassi di questi ultimi. Il differenziale della Spagna si è attestato a 431 punti base con il rendimento dei Bonos al 5,69%. L’euro, dopo un iniziale apprezzamento per la vittoria di Obama, ha perso terreno chiudendo a 1,27 sul dollaro, per i timori sulla Grecia.

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