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Il modello precompilato in cerca di dati

Sei contribuenti su dieci rischiano di dover integrare o modificare la dichiarazione dei redditi precompilata, che il Governo vuol mettere a disposizione di più di 30 milioni di italiani entro il 15 aprile 2015. Oltre il 60% dei dipendenti e dei pensionati – stando alle ultime statistiche fiscali – indica nel modello 730 e in Unico la detrazione sulle spese sanitarie. E questo è un dato che il Fisco, almeno per ora, non è in grado di conoscere.
In pratica, chi vorrà sfruttare lo sconto del 19% sugli scontrini per i medicinali o sulle fatture per le visite mediche, dovrà “completare” la dichiarazione elaborata dall’agenzia delle Entrate e ricalcolare l’imposta dovuta. E lo stesso dovrà fare anche chi ha ristrutturato la casa o ha sostenuto spese per corsi di istruzione nel 2014, solo per citare alcuni degli «oneri» non monitorati: la detrazione sui lavori edilizi è presente nel 23% delle dichiarazioni, mentre quella sull’istruzione si ferma all’8 per cento.
Questo non significa, però, che nel 730 precompilato, varato venerdì scorso dal Governo, non ci sarà nessun elemento utile. Tanto per cominciare, ci saranno tutti i dati contenuti nelle certificazioni rilasciate dai datori di lavoro (i Cud): le somme versate, le ritenute d’imposta e i contributi, le detrazioni per i familiari a carico e quelle per lavoro dipendente e pensione. A questi dati si aggiungeranno poi alcune informazioni che le banche, le assicurazioni, gli enti previdenziali e i fondi pensione dovranno trasmettere alle Entrate entro il prossimo 28 febbraio:
– l’importo degli interessi del mutuo per l’acquisto della prima casa, sui quali il 14% dei dipendenti e dei pensionati calcola uno sconto d’imposta;
– i premi di assicurazione sulla vita e contro infortuni, presenti nel 22% delle dichiarazioni;
– i contributi deducibili previdenziali e assistenziali (23% dei contribuenti) e quelli per la pensione integrativa (3%).
Al di là del nodo delle spese sanitarie, queste tre categorie di sconti fiscali – inserite nella dichiarazione predisposta dall’Agenzia – ingrosseranno le fila di coloro che già oggi non presentano nessun modello reddituale, ma si accontentano del Cud ricevuto dal proprio datore di lavoro o dall’Inps. A maggior ragione se le Entrate dovessero riportare nel 730 precompilato anche le detrazioni per lavori eseguiti negli anni precedenti, che si ripetono sempre uguali: si pensi, ad esempio, a chi ha sostituito la caldaia di casa nel 2010 e nella dichiarazione da presentare l’anno prossimo sconterà la quinta delle dieci rate annuali.
Il decreto varato dal Governo lascia ampi margini all’Amministrazione finanziaria per ampliare la raccolta dei dati. E il primo importante upgrade è previsto già per il 2016, quando tramite il chip contenuto nella tessera sanitaria il Fisco dovrebbe arrivare a inserire nel modello messo a disposizione dei cittadini tutte le spese mediche registrate da farmacie, ospedali, cliniche e medici. Visto quanto è diffusa la detrazione del 19% sulle spese mediche, questo nuovo canale di comunicazione tra gli operatori sanitari e il Fisco potrebbe far salire in modo notevole i 12 milioni di contribuenti su 41 che – già oggi – non presentano né il modello 730 né l’Unico. Basta fare il caso di un contribuente che ha solo redditi di pensione e titoli di Stato le cui rendite sono tassate alla fonte, ma spende diverse centinaia di euro in cure mediche: oggi non può evitare di fare il 730, ma nel 2016 le cose dovrebbero cambiare.
Un altro snodo cruciale è quello degli immobili, che il decreto per ora non menziona. Di fatto, quasi il 60% dei dipendenti e dei pensionati è proprietario di qualche fabbricato: nella maggior parte dei casi si tratta di abitazioni principali, ma ci sono anche 2,7 milioni di immobili affittati e un numero ancora imprecisato di fabbricati non locati su cui va comunque calcolata e pagata l’Irpef.
Mettendo a punto il dialogo tra le banche dati del Fisco, anche molti dati sugli immobili potrebbero apparire nella dichiarazione precompilata: ad esempio, per una casa affittata, l’Amministrazione conosce già l’importo del canone pattuito, che potrebbe essere inserito in dichiarazione e poi eventualmente corretto dal contribuente se c’è stata la risoluzione del canone.
Il potenziale, insomma, è enorme. Ma i risultati saranno tanto maggiori quanto più il Fisco continuerà a far crescere la mole di informazioni inserite nella dichiarazione, anche rendendo più efficienti i suoi database. Senza dimenticare, però, che ci saranno sempre alcuni contribuenti per i quali il modello Unico continuerà a essere l’unica opzione: è il caso, ad esempio, di quel 4% di dipendenti e pensionati che hanno anche redditi da lavoro autonomo, da partecipazione in società o redditi diversi. O di quei contribuenti che beneficiano delle detrazioni meno diffuse per le quali l’interscambio dei dati è destinato ad arrivare – nella migliore delle ipotesi – solo tra qualche anno.

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