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Il mio algoritmo è più potente e segreto del tuo

Zuckerberg rivisita EdgeRank, Dorsey cerca più utenti, Systrom guarda alle aziende. Obiettivo: un controllo quasi totale

Il primo è stato Facebook, poi è toccato a Twitter. Mancava solo Instagram, che ha annunciato la novità nelle scorse settimane. La rivoluzione dell’algoritmo, ora, è conclusa: i tre social più grossi (oltre un miliardo e mezzo di utenti per Facebook, più di 300 milioni per Twitter e 400 già superati per Instagram) hanno scelto di riordinare i propri contenuti non in base a criteri temporali ma seguendo formule matematiche che tengono conto di altri fattori.

La novitàQuali? A saperlo: questo è il segreto meglio custodito delle società della Silicon Valley. Tanto che, a sentir loro, nemmeno gli stessi dipendenti ne conoscono i dettagli. L’algoritmo è costruito per — e questa è la definizione ufficiale — mostrare i contenuti più rilevanti in base alle inclinazioni di ogni singolo utente. Si può immaginare tenga traccia di tutte le attività degli iscritti: con quali profili interagiscano più spesso, quali contenuti pubblichino e quali altri mostrino di apprezzare tra like, commenti e condivisioni. Nel dettaglio forse intervengono anche altri fattori. Una cosa è certa: il cambio di passo, con i contenuti che non sono più ordinati cronologicamente ma in base all’algoritmo, è sempre deciso dai social quando raggiungono una massa critica che rischia di confondere gli utenti, facendoli perdere tra troppi contenuti mescolati insieme.

Mark Zuckerberg, il fondatore e ceo di Facebook ha deciso di introdurre l’algoritmo nel 2009. Ha anche un nome: EdgeRank. Di lui si sanno pochi dettagli: assegna un valore a ogni interazione che avviene tra chi riceve e chi invia un messaggio, con alcune interazioni che pesano più di altre. Ha una buona memoria: se il valore e il numero delle interazioni cala con il tempo, diminuisce anche la visibilità del profilo. E se davanti ad un contenuto che piace l’utente sceglie comunque di non interagire? E’ una possibilità che Facebook sta prendendo in considerazione, tanto da riflettere su un nuovo cambio dell’algoritmo che tenga conto anche di questa opzione. Non è la prima volta che Zuckerberg interviene per «aggiustare» EdgeRank. In passato, per esempio, lo ha fatto per rilanciare vecchi contenuti, visibili a patto che continuino a stimolare interazioni. Oppure scegliendo di privilegiare le notizie più recenti prima che i contenuti in arrivo da amici e pagine con i quali si interagisce di più.

Twitter, il suo algoritmo, lo ha introdotto a febbraio. Nella prima fase era attivabile manualmente, nella seconda invece sarà disattivabile sempre manualmente: insomma, il ceo Jack Dorsey ha voluto, almeno per ora, lasciare agli utenti la possibilità di scelta. Ma ha introdotto anche la sezione «Mentre eri via», che contiene una selezione dei contenuti più rilevanti pubblicati sul social da 140 caratteri mentre l’utente non era connesso, un modo per mostrare agli iscritti che lasciarsi guidare e fidarsi degli algoritmi può essere utile e interessante. Per Twitter, in realtà, la scelta di attivare un algoritmo non dipende tanto dalla mole di contenuti presenti ma dalla ricerca di un modo per convincere gli utenti ad utilizzare il social, che soffre da tempo di un rallentamento del numero degli iscritti. Il social a 140 caratteri sconta anche una certa difficoltà nel far comprendere agli utenti la sua utilità e il suo funzionamento: con i nuovi strumenti Dorsey spera di rendere l’uso di Twitter più semplice (e quindi, conquistare nuovi bacini di utenza). Un problema che, invece, Instagram non ha. Il social fotografico ha già passato il traguardo dei 400 milioni di utenti e negli ultimi mesi sta diventando sempre più famoso e frequentato, mentre aumenta anche il numero di contenuti pubblicati dai singoli utenti.

OrdineCosì, per ordinare immagini e video, il fondatore Kevin Systrom ha deciso di introdurre l’algoritmo: l’annuncio è delle scorse settimane, ma ce ne vorranno altre (anzi, c’è chi parla addirittura di mesi) prima che la novità arrivi sui nostri smartphone. Il nuovo sistema è ancora in fase di test, ma c’è già chi prova ad immaginare come potrà funzionare.

In prima linea non ci sono tanto gli utenti privati quanto le aziende. I cambiamenti più grossi riguardano loro: quelle che finora sono riuscite a farsi conoscere attivando un account e contando sul sistema di visualizzazione temporale dei contenuti ora rischiano di subire un calo nella loro visibilità. Rischiano, soprattutto, di dover passare ad un modello a pagamento per farsi notare, investendo in contenuti sponsorizzati per raggiungere lo stesso bacino di utenti al quale finora erano visibili semplicemente pubblicando immagini con hashtag mirati e negli orari di punta del social. Insomma, l’algoritmo sarà pure introdotto per ordinare meglio i contenuti ma segna anche il passaggio ad una fase diversa dal punto di vista della pubblicità. Di fatto rendendo quella a pagamento sempre più indispensabile.

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