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Il ministro: riduciamo il contante Alfano lo bacchetta: va aumentato

ROMA — L’asticella per ora è ferma ai mille euro. Sopra questa soglia, per fare acquisti in Italia occorrono bancomat, carte o assegni. Ma per Saccomanni non basta. «È necessario prevedere una riduzione del ruolo del contante nei pagamenti», ha detto ieri in audizione al Senato per la legge di Stabilità, in linea con quanto sostiene da tempo la Corte dei Conti («La gran parte delle transazioni che possono dare luogo all’occultamento dei ricavi si addensa al di sotto dei mille euro», sosteneva l’ex presidente Giampaolino). «Misure che rafforzano la tracciabilità sono certamente importanti», ha spiegato ieri il ministro dell’Economia. E ridurre l’uso (e abuso) del contante «è un punto su cui l’Italia è ancora indietro e noi vogliamo intervenire». Parole nette che però trovano subito il muro del Pdl. «Il collega Saccomanni sbaglia», lo rintuzza su Facebook e Twitter il vicepremier e ministro dell’Interno Alfano. «Noi la pensiamo all’opposto. Occorre aumentare l’uso del contante e contrastare l’evasione fiscale consentendo di conservare scontrini e fatture e scaricare tutte le spese. In America funziona e funzionerebbe anche qui».
Dunque il contrasto d’interessi meglio della lotta a riciclaggio ed evasione limitando il cash, secondo Alfano. Le sue dichiarazioni cadono proprio nel giorno in cui Banca d’Italia rende noto il Rapporto annuale per il 2012 dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria. E racconta come le
denunce di operazioni in odor di riciclaggio da parte di gestori di giochi e scommesse siano più che raddoppiate (+117%) lo scorso anno rispetto al 2011. In molti casi, proprio il contante e il suo anomalo utilizzo nelle puntate di importo rilevante è l’indicatore più eloquente per grosse operazioni di riciclo di denaro.
Ma si sa, niente è più ballerino in Italia della soglia per l’uso delle banconote. Dal 2007 è già cambiata cinque volte: fu portata da 12.500 a 5 mila euro nel 2007, poi ripristinata a 12.500 nel 2008, abbassata a 5 mila nel 2010 e 2.500 nel 2011 e, ancora nel 2011 dal Salva-Italia di Monti, a mille euro. E ogni volta sono volati gli stracci della contrapposizione politica. Ieri il Pdl si è ritrovato compatto – caso raro negli ultimi giorni – dietro Alfano. Per Gasparri ad esempio, vicepresidente del Senato, «ha ragione Alfano, Saccomanni dice sciocchezze ». Ridurre l’uso del contante «rischia solo di contrarre ulteriormente i consumi». In linea anche Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo economico, che già lo scorso luglio aveva provato a inserire in qualche provvedimento un comma per alzare la soglia a 3 mila, anziché mille euro. «Sono dell’idea che sia necessario aumentare e non ridurre la possibilità dei pagamenti in contante, almeno al pari con il limite medio utilizzato oggi in Europa», insiste la Vicari. «Oggi un cittadino italiano o europeo se vuole pagare in contanti in Italia non può superare i mille euro pena una pesante
sanzione. Mentre per gli extracomunitari il limite è fissato in 15 mila euro». E poi «è necessario sfatare la convinzione che un aumento dei pagamenti elettronici garantisca un maggior contrasto alla criminalità». Anzi «è accertato da numerosi studi che la lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale non migliora se si riduce la soglia».

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