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Il mini-euro lancia Fiat Chrysler al top da 15 anni

Marzo 2000. Quindici anni fa. L’euro era una moneta ancora solo virtuale, la vecchia Fiat non dava alcuna impressione di essere a pochi passi dal baratro , Sergio Marchionne, la Chrysler, l’America non erano neppure un’idea. Un altro mondo, anche a Torino. Il mondo prima della Grande Crisi Globale. È la, alle spalle della recessione e del suo stesso quasi fallimento, che il gruppo nel frattempo diventato Fiat Chrysler Automobiles, multinazionale con piazza di riferimento Wall Street, ha riportato il calendario delle proprie quotazioni di Borsa. Il titolo sale pressoché ininterrottamente dal giorno del cambio di nome con esordio a New York. Soltanto da inizio anno aveva già guadagnato oltre il 23%. Ieri ci ha aggiunto un altro 3,74% arrivando a un soffio, ormai, dai 12 euro: 11,94. 
Non è tanto l’attesa del bilancio 2014, che il consiglio approverà domani a Londra insieme all’ultima trimestrale. Gli analisti da quei numeri non si aspettano grosse sorprese. Sono le prospettive, a infiammare i prezzi. E «prospettive», per Fca come per buona parte dei titoli europei dell’ automotive (a loro volta in rialzo), in questi giorni è sinonimo di «dollaro». Il bazooka sparato da Mario Draghi con il quantitative easing ha avuto sulla moneta americana l’effetto atteso (e sperato dalle industrie Ue). Rafforzamento. Deciso. Che si traduce in impatto reale o potenziale altrettanto forte, in positivo. sui conti di parecchie aziende continentali.
Su quelli di Fiat Chrysler, secondo gli analisti, lo sarà in modo particolare. Uno, perché il gruppo realizza oltre il 60% del proprio fatturato in Nord e Sud America (dunque sempre area dollaro). Due, perché oltre Atlantico ha appena avviato l’export dall’Italia: intanto con Jeep Renegade e 500X, poi con le nuove Alfa. Non è un caso che ieri — tra l’altro mentre Peugeot ventilava una possibile collaborazione sui pick up — ben due report siano partiti proprio dalla valuta Usa per riaccendere i riflettori su Fca e alzare il prezzo-obiettivo: 13,8 euro per Banca Akros, 13 per Morgan Stanley. Aspettando, domani, il board londinese.
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