Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il mercato teme l’effetto-contagio

In avvio di giornata Piazza Affari perdeva ieri quasi il 3%, i titoli delle banche crollavano, il rendimento del BTp decennale volava al 4,80% portando lo spread col Bund a quota 340; in chiusura di seduta l’effetto-Cipro sembrava invece quasi completamente svanito. Difficile in queste situazioni interpretare la reazione dei mercati a uno shock in larga parte inaspettato come quello determinato dalle condizioni per il salvataggio della piccola isola del Mediterraneo. Anche perché in fondo tutto ruota attorno a un concetto dai confini poco certi, quello di «contagio», che ieri è stato di sicuro il tema più ricorrente nei discorsi fra operatore, analisti e politici.
È evidente che non si tratta di un problema di dimensioni: il Pil di Cipro vale lo 0,2% di quello europeo e l’esposizione delle banche italiane verso il Paese è minima (inferiore a un miliardo di euro, appena lo 0,02% delle loro attività). In ballo c’è molto di più, perché le modalità inattese dell’accordo su Cipro, con quel prelievo forzoso sui conti correnti, vanno a infrangere un tabù (l’inviolabilità dei depositi) e costituiscono un precedente potenzialmente pericoloso nella storia dei salvataggi in seno all’Eurozona.
L’avvertimento di Moody’s
Moody’s, intervenuta con tempestività già nella notte, l’ha dichiarato a chiare lettere: la decisione di imporre perdite ai correntisti rappresenta un passo significativo nella strategia dei «bailout» dei debiti sovrani, ma potrebbe «avere implicazioni negative sui rating delle banche europee», ha sottolineato l’agenzia. L’accordo sul quale si esprimerà il Parlamento di Nicosia cela infatti la chiara volontà di evitare default di stati sovrani, anche a costo di mettere in forse la tutela dei risparmi privati custoditi nelle banche: un’escalation pericolosa (dopo gli «haircut» ai bond sovrani e al debito subordinato di alcune banche come l’olandese Sns) che mette in allarme i correntisti e rischia di provocare la tanto temuta fuga dalle banche.
Finora, sotto questo aspetto, le cose non sono andate poi male in Italia durante la crisi. L’ammontare dei depositi, tranne qualche eccezione nelle fasi più turbolente, è infatti cresciuto e nell’ultimo anno, grazie soprattutto all’apporto delle famiglie, ha registrato un incremento del 6% che colloca il nostro Paese al secondo posto in Europa dietro all’Olanda (+7%). La fuga, semmai, si è registrata altrove: in Grecia e a Cipro ovviamente, in Irlanda (dove però da mesi si assiste a una stabilizzazione), in Portogallo e in Spagna, dove la scorsa estate sono «migrati» oltre 100 miliardi di euro.
Garanzie più deboli sui conti
Ora però la mossa su Cipro potrebbe mettere in discussione uno dei capisaldi, la tutela del denaro custodito in banca appunto. Perché se è vero che la storia di Nicosia rappresenta un caso a sé (come del resto lo era a suo tempo quella di Atene) e che lì il prelievo forzoso è dettato dalla grandezza spropositata del sistema finanziario dell’isola come pure dalla volontà politica di andare a colpire capitali che affluiscono dall’esterno dell’Europa (soprattutto dalla Russia), non si può neanche negare che difficilmente una mossa del genere passerebbe alla lunga inosservata.
L’eventuale decisione del parlamento cipriota mette infatti in forse è il sistema di tutele a vantaggio di chi custodisce il denaro in banca (quello che in Italia, come nella gran pare dei Paesi europei, è fissato a 100mila euro) e il tanto invocato fondo di garanzia europeo, che stenta però a diventare realtà anche per la forte avversione della Germania. C’è poi un elemento di inquietudine più sottile, ma non per questo meno rilevante, rilevato da Credit Suisse e che riguarda più strettamente la sfera politica: gli interventi di salvataggio che più gravano sui privati (come lo è un un prelievo forzoso sui depositi) creano nella popolazione crescente avversione all’Eurozona e favoriscono i movimenti di protesta. Anche per questo, sottolineano gli analisti della banca elvetica, non è da escludere che «nel breve termine questi eventi abbiano ripercussioni sulla possibilità di formare un governo in Italia e sulla sua natura».
Fitch taglia i rating
Se il mercato per il momento sembra avere sospeso il giudizio sul possibile salvataggio di Cipro, anche molte reazioni sono improntate alla prudenza. Intervenendo a margine di un convegno ieri a Milano il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha sottilineato che l’Italia «non corre nessun pericolo e non esiste nessuna preoccupazione per i nostri risparmiatori». «Cipro è una realtà limitata, molto particolare e profondamente diversa dalla nostra – ha poi aggiunto Vegas – non drammatizzerei gli effetti della sua crisi».
Chi non perde invece tempo è Fitch, che ieri ha ridotto il rating di Intesa Sanpaolo e UniCredit. In questo caso, però, la mossa non è legata agli eventi di Cipro, ma una diretta conseguenza del «downgrade» sull’Italia (da «A-» a «Bbb+») alla quale ieri sono stati di fatto allineati i giudizi delle due «big». Fitch ha abbassato di un gradino anche il merito di credito di Agos Ducato e Bnl, che però mantengono sempre la «A-» grazie al sostegno delle due banche francesi (rispettivamente Credit Agricole e Bnp Paribas) che le controllano. Invariati invece per il momento i rating («Bbb») di Mps e Banco Popolare, che si sono invece viste ridurre da «stabile» a «negativo» l’outlook.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa