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Il mercato snobba i Bund: tassi troppo bassi in asta

di Alessandro Merli

FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente
Per la prima volta dal novembre scorso, la domanda a un'asta di titoli pubblici tedeschi non è riuscita a coprire l'offerta. Ma, a differenza di allora, non ci sono oggi timori di un contagio delle turbolenze dell'eurozona alla Germania e gli osservatori di mercato concordano che la richiesta di debito tedesco da parte di investitori in cerca di sicurezza resterà forte.
Il minimo toccato dai rendimenti dei Bund è stato il principale fattore che ha raffreddato la domanda all'asta dei titoli decennali. In tutto, l'agenzia del debito pubblico tedesco aveva offerto Bund al luglio 2022 con cedola 1,75% per 5 miliardi di euro e, dopo aver ricevuto richieste per 4,11, ne ha accettate per 3,87 miliardi di euro. Il resto, come sempre, ma in misura più ampia del solito, è stato acquistato dalla Bundesbank, che agisce in questo caso per conto del Tesoro.
Il rendimento all'1,77, il più basso di sempre per i decennali, ha tenuto lontani gli investitori. Considerata un'inflazione in Germania, all'ultima rilevazione di marzo, del 2,1%, il rendimento è negativo in termini reali. Diversi operatori sul mercato del reddito fisso notavano comunque ieri che, in questa fase di turbolenze che ha coinvolto Spagna e Italia, l'interesse per i titoli considerati più sicuri in Europa resta molto alto. Soprattutto, sui mercati si nota che non c'è alcun timore che la Germania possa essere contagiata dalla crisi del debito sovrano dell'Eurozona, timore che si era brevemente affacciato nel novembre scorso, nella fase più acuta della crisi.
Più che dall'asta tedesca, il mercato dei titoli di Stato in Europa è stato ieri influenzato da una dichiarazione di uno dei nuovi membri del consiglio direttivo della Banca centrale europea, Benoit Coeuré, il quale ha aperto uno spiraglio a una possibile ripresa degli acquisti di titoli, in particolare di quelli spagnoli, da parte della Bce. Coeuré, avendo osservato la forte volontà politica mostrata dalla Spagna per l'aggiustamento dei conti pubblici, ha sostenuto che «le condizioni di mercato non sono giustificate dai fondamentali». E, il che ha destato l'attenzione degli operatori, ha affermato che la Bce ha «uno strumento, il Securities Market Programme, che non è stato utilizzato recentemente, ma che esiste ancora». Di fatto, l'acquisto di titoli pubblici, ripreso l'estate scorsa proprio per far fronte al coinvolgimento di Spagna e Italia nella crisi, fra molte controversie anche all'interno della Bce, è di fatto in pausa da diverse settimane. Lo stesso presidente dell'Eurotower, Mario Draghi, aveva rifiutato di confermare che fosse stato archiviato, ma la dichiarazione di Coeuré è più forte e ieri sembra aver colpito i mercati al momento giusto.
Intanto, sulla carenza di titoli "sicuri" per gli investitori, è intervenuto ieri il Fondo monetario, che, nel suo Global Financial Stability Report, ha notato che la domanda per quelli che restano ne aumenterà il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare o li spingerà verso il basso nella scala della sicurezza. Secondo l'Fmi, a causa dei problemi di bilancio di diversi Paesi, almeno 13 potrebbero essere rimossi dalla lista di quelli oggi considerati sicuri, e l'ammontare di titoli disponibili per che cerca la massima protezione per il proprio investimento potrebbe calare di 9mila miliardi di dollari, pari al 16% del totale, da qui al 2016.

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