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Il mercato dei «non performing» verso quota 10 miliardi nel 2015

Sul tavolo di UniCredit c’è il dossier Uccmb, su quello del Banco Popolare c’è Release, operazioni che consentiranno agli uni di cedere il controllo della bad bank interna e di alleggerirsi di parte dei portafogli di non performing loans che vi fanno capo, e agli altri di cedere il leasing non performing. «Ma è solo l’inizio», dice Antonella Pagano, partner di PwC e tra i curatori della più recente fotografia sugli Npl in Italia, un mercato che dopo anni di stagnazione sta dando segnali di rapido risveglio: «Per il 2014 ci attendiamo deal per almeno 6-8 miliardi, e l’anno prossimo si potrebbe anche salire a quota 10 miliardi».
Certo, come per tutte le altre grandi partite che vedono coinvolto il settore del credito «ci sarà da aspettare la fine dell’asset quality review e degli stress test», da cui peraltro potrebbero emergere necessità di ulteriori deleveraging da parte delle banche, che nei crediti non performing troverebbero un ampio bacino di asset vendibili. Anche perché, osservano da PwC, «il rafforzamento delle coperture effettuato dalle banche nell’ultimo trimestre 2013, nonché il miglioramento complessivo del contesto economico hanno avuto l’effetto di alzare l’appetibilità degli Npl»; morale: i prezzi salgono, l’offerta si avvicina alla domanda e «l’Italia può diventare uno dei mercati più dinamici in Europa per gli Npl, com’è stata la Spagna nel recente passato», prevede Pagano, ricordando che anche le recenti modifiche al trattamento fiscale, «che di fatto hanno reso meno penalizzante sia le svalutazioni che le cessioni di portafogli», hanno scaldato ulteriormente l’interesse degli operatori di settore.
D’altronde, con quasi 300 miliardi di crediti non performing (tra sofferenze, incagli, ristrutturati e scaduti), più del triplo di fine 2008, non c’è che l’imbarazzo della scelta, e «da qualche mese stiamo notando che aumenta il numero di soggetti che si sta affacciando in Italia», un mercato dove tra gli operatori indipendenti Italfondiario è leader con i suoi 46,9 miliardi di asset under management, seguito da Cerved (9,7) e Prelios (7,7). A spingere gli operatori del settore, ci sarebbe anche il modo con cui le banche stanno guardando a deteriorati e sofferenze: «Poco per volta si sta affermando un atteggiamento proattivo, come dimostra il progetto di Intesa Sanpaolo e UniCredit insieme a Kkr. Si tratta di un’iniziativa circoscritta, ma potrebbe essere prodromica per altre operazioni tra gli stessi partner oppure per altri accordi analoghi con altri soggetti». Insomma, i tempi sono maturi per veder accadere in Italia quanto si attende da almeno un paio d’anni; con un effetto in più: «Ancora a fine 2013 le banche italiane erano ai massimi in Europa quanto a rapporto tra npl e book value», offrendo multipli che finora hanno scoraggiato gli investitori. La cessione di portafogli npl consentirebbe di invertire rapidamente la rotta, «offrendo un motivo in più per scommettere sulle banche italiane».

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